Scegliere di diventare genitori in Italia oggi è spesso una scelta che si scontra con una realtà demografica e sociale sempre più complessa e questa guida nasce per offrire ai genitori uno strumento chiaro e accessibile per conoscere e far valere i propri diritti.

I dati ISTAT più recenti ci consegnano un quadro allarmante: nel 2024 le nascite sono scese a 370.000, segnando un nuovo minimo storico e un calo del 2,6% rispetto all’anno precedente. Nei primi 11 mesi del 2025 ammontavano a 324.000 nuovi nati, evidenziando un calo del 4,2% rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente. Il tasso di fecondità è scivolato a 1,18 figli per donna, un valore persino inferiore al minimo del 1995. E la stima provvisoria relativa ai primi 7 mesi del 2025 scende ancora a 1,13.

Non siamo di fronte a una dinamica inevitabile, ma al risultato di scelte politiche e di un modello di sviluppo che non hanno saputo garantire stabilità occupazionale, servizi adeguati, il diritto alla casa e più complessivamente un sistema di welfare capace di sostenere concretamente le scelte di genitorialità delle persone. Non sono solo statistiche, ma lo specchio di un Paese in cui la genitorialità viene costantemente posticipata e il desiderio di avere figli è spesso schiacciato tra precarietà lavorativa e carenza di servizi.

Oggi la condizione di genitore assume forme diverse e fragilità specifiche che richiedono tutele mirate. Assistiamo a un aumento significativo dei nuclei monogenitoriali: in base all’ultimo rapporto di Save the Children, “Le equilibriste: la maternità in Italia 2025”, ci sono oltre 1,1 milioni di famiglie composte da un solo genitore, e nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di madri sole, che devono affrontare ostacoli economici e sociali raddoppiati, spesso senza una rete di supporto adeguata.

Nonostante alcuni passi avanti normativi, come il congedo di paternità obbligatorio di 10 giorni e l’istituzione dell’Assegno Unico e Universale, il divario tra madri e padri resta profondo. Nel 2024, i dati INPS evidenziano una disparità netta nell’utilizzo dei congedi parentali: le donne hanno usufruito di oltre 15,4 milioni di giornate, contro appena 2,7 milioni da parte degli uomini. Questa distribuzione diseguale del lavoro di cura alimenta la cosiddetta child penalty, penalizzando le donne madri in termini di retribuzione, continuità lavorativa e avanzamento di carriera, con effetti diretti anche sulla continuità contributiva, sull’importo delle pensioni future e sul rischio di povertà in età anziana.

Per questo, come CGIL, sosteniamo da tempo e con determinazione la necessità di rafforzare gli strumenti di condivisione della genitorialità, a partire dall’introduzione di un congedo parentale realmente paritario tra madre e padre, non trasferibile e adeguatamente retribuito, in grado di riequilibrare i carichi di cura e contrastare le disuguaglianze di genere nel lavoro e nella società. Così come sosteniamo da tempo un congedo di paternità obbligatorio e tendenzialmente paritario rispetto a quello di maternità e che quindi non può corrispondere ai 10 giorni attuali peraltro garantiti da un obbligo “debole”.

A queste criticità si aggiungono disarmonie normative che rischiano di compromettere il principio stesso di uguaglianza tra i figli. Un esempio emblematico riguarda la recente evoluzione della disciplina dei congedi per malattia del figlio. La Legge n. 199/2025 ha introdotto una previsione di maggior favore, riconoscendo a ciascun genitore la possibilità di fruire di 10 giorni annui di congedo per figli tra i 3 e i 14 anni: un passo nella direzione di rafforzare il sostegno alle famiglie nella gestione dei bisogni di cura.

Tuttavia, il mancato coordinamento con le disposizioni già esistenti in materia di figli adottivi o affidati ha prodotto, sul piano applicativo, una situazione di incertezza e, in molti casi, di vera e propria disparità di trattamento. In assenza di un intervento organico, si registrano interpretazioni che tendono a escludere i figli adottivi dall’estensione delle nuove tutele, mantenendo per essi un regime separato e meno favorevole.

Ne deriva un effetto paradossale: proprio mentre l’ordinamento ha sancito il principio dello stato unico di figlio, eliminando ogni distinzione giuridica, nella prassi applicativa riemergono differenze difficilmente giustificabili, se non come il risultato di un difetto di coordinamento normativo. Questo caso evidenzia un problema più generale: la stratificazione normativa che caratterizza il sistema italiano di tutela della genitorialità, spesso costruito per interventi successivi e non attraverso un disegno organico determina il rischio di creare, anche involontariamente, trattamenti differenziati nell’accesso a diritti fondamentali legati alla cura e alla presenza dei genitori nei momenti di bisogno.

Queste disuguaglianze incidono concretamente sulla vita delle famiglie e sulla qualità dei percorsi di genitorialità, in particolare in contesti – come quello adottivo e dell’affido – che richiedono già di per sé un’attenzione e un sostegno particolari. Una lettura coerente con i principi costituzionali di uguaglianza e non discriminazione impone di estendere le tutele in modo uniforme, evitando che innovazioni pensate per ampliare i diritti finiscano per escludere alcune categorie di figli e avendo sempre come caposaldo il principio del “superiore interesse del minore”.

A ciò si aggiunge il tema dell’accesso ai servizi per la prima infanzia, che rimane un elemento critico: solo poche regioni sono vicine all’obiettivo europeo di 45 posti nido ogni 100 bambini; in questo senso la speranza accesa dal PNRR sembra destinata ad essere ampiamente disattesa. Persistono forti divari territoriali tra Nord e Sud e tra aree urbane e interne, che amplificano le disuguaglianze sociali e limitano ulteriormente la partecipazione al lavoro, in particolare per le donne.

In assenza di un’infrastruttura sociale adeguata, il carico di cura continua a ricadere in larga misura sulle madri, costringendole spesso ad accettare forme di lavoro più deboli o ad abbandonare il mercato del lavoro.

In questo scenario di continui cambiamenti e norme stratificate, sapersi orientare è fondamentale. La guida offre ai genitori uno strumento chiaro e accessibile per conoscere e far valere i propri diritti. Non si tratta solo dell’elencazione di bonus o incentivi economici, ma della costruzione di un percorso di conoscenza di un sistema di diritti esigibili, di servizi universali per un’organizzazione del lavoro che riconosca pienamente il valore sociale della genitorialità. È necessario rivendicare modelli organizzativi più flessibili, come ad esempio il diritto alla disconnessione e una reale condivisione delle responsabilità familiari, insieme all’applicazione coerente e non discriminatoria delle norme esistenti; parallelamente è fondamentale irrobustire il lavoro sindacale di avanzamento dei diritti a favore di una condizione egualitaria della genitorialità.

Come Patronato INCA e come CGIL, siamo al vostro fianco per trasformare le norme in tutele concrete. La nostra rete di sedi su tutto il territorio nazionale è a disposizione di ogni lavoratrice e lavoratore per offrire assistenza, supporto legale e medico, anche nei casi in cui l’interpretazione delle norme produca ingiustificate disparità di trattamento.

Promuovere la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro non è solo un obiettivo sociale, ma una priorità strategica per il Paese. Garantire che la genitorialità non sia più vissuta come una limitazione o addirittura una rinuncia al lavoro, ma come un diritto pienamente tutelato, significa investire nel futuro, sulle relazioni industriali, nella coesione sociale e nella sostenibilità del nostro sistema sociale, economico e previdenziale.

Questa guida vuole essere un utile strumento di orientamento per diffondere consapevolezza e diritti che nelle nostre sedi, con il prezioso sapere di compagne e compagni, saranno resi esigibili e concreti: non siete sole e non siete soli in questo nuovo percorso di genitore.

Ezio Cigna e Cristiano Zagatti, Coordinatori Area Stato Sociale e Diritti CGIL Nazionale

Anna Maria Bilato,  Collegio di Presidenza INCA Nazionale