Roma, 24 novembre - Grande adesione allo sciopero generale proclamato da Cgil e Uil, che oggi si sta svolgendo nelle regioni del Nord (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Val d’Aosta e Veneto).

Lo sciopero di otto ore sta interessando tutte le categorie, ad eccezione di quelle (Pubblico impiego, Scuola, Università, Ricerca, Poste e Trasporti) che hanno già scioperato a livello nazionale lo scorso 17 novembre.

Questa mattina nelle Regioni coinvolte si sono tenute oltre 40 manifestazioni che hanno visto ovunque una grande partecipazione. Piazze piene a Torino, dove ha chiuso il comizio il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, a Brescia dove a concludere è stato il segretario generale della Uil PierPaolo Bombardieri, e in tutte le altre città del Nord del Paese.

Sulla base dei dati fin qui pervenuti dai territori e dalle categorie nel Nord Italia, si registra una adesione media del 75%, con punte del 100% alla Parmalat di Parma, alle Conserve Italia di Ravenna, alla Perla di Bologna e alla Owen Illinois di Treviso. In tanti e tante hanno incrociato le braccia nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro di diversi settori: alla Pirelli di Settimo Torinese l’84% dei lavoratori, alla Michelin di Alessandria il 75%, alla Lavazza di Torino il 71%, all’Ikea di Genova il 70%, nella filiera Amazon della Lombardia il 61%, tra gli addetti Ups della stessa regione il 95%, alla Marcegaglia di Mantova l’85%, alla Alstom di Milano l’80%, alla Bauli di Verona l’89%, alla Zignago Vetro di Vicenza il 94%, alla Bonfiglioli di Forlì il 93% degli operai del turno di mattina, alla Siderurgica Ravennate il 90%, alla Electrolux di Pordenone il 60%.

Da ogni palco allestito per le manifestazioni di oggi, vigilia della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, è stato letto un appello di Cgil e Uil, “Adesso basta…femminicidi!”, per “costruire insieme un Paese libero dalla violenza e da tutte le discriminazioni di genere”.

La protesta di Cgil e Uil per alzare i salari, per estendere i diritti e per contrastare una legge di bilancio che non ferma il drammatico impoverimento di lavoratrici, lavoratori, pensionate e pensionati e non offre futuro ai giovani, proseguirà con scioperi e manifestazioni il 27 novembre in Sardegna e il 1° dicembre nelle regioni del Sud.


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