Fermare la strage di donne vittime di femminicidio, nel nostro Paese, è un imperativo e deve essere l’impegno di tutti e tutte noi: nella privata dimensione e nei percorsi collettivi, delle Istituzioni e del Sindacato tutto.

CGIL e UIL vogliono ribadirlo anche nelle tante piazze mobilitate in queste settimane, nei comizi e nelle conferenze stampa, in ogni luogo di lavoro e dimensione di vita. Per questo è stato concordato il testo che riportiamo di seguito.


Da questo palco, le donne e gli uomini di CGIL e UIL vogliono ribadire con convinzione che le politiche di questo Paese devono cambiare anche per mettere fine alla continua strage di donne, vittime di femminicidio, e per contrastare tutte le forme di molestie e violenze di genere.

Nel nostro Paese, infatti, è ancora drammaticamente viva la cultura che ha dato origine allo ius corrigendi, al delitto d’onore e al matrimonio riparatore: una cultura che considera le donne una proprietà di cui disporre a proprio piacimento.

Cambiarla è possibile e assolutamente necessario se non vogliamo continuare a piangere le tante Giulia, uccise per mano di chi diceva di amarle. Una ogni tre giorni.

Da tempo unitariamente chiediamo al Governo un approccio integrato e sistemico, in particolare:

• di inserire l’educazione all’affettività, al rispetto e alle differenze a partire dalla scuola dell’infanzia e per tutto il percorso scolastico, introducendo il tema della parità, del contrasto alle violenze di genere e all’odio omotransfobico. È, infatti, fondamentale contrastare la cultura del possesso con appositi momenti di formazione/discussione nei percorsi curriculari degli studenti;

• di prevedere percorsi formativi rivolti a tutti gli operatori che, a vario titolo, si occupano di prevenzione e contrasto alla violenza di genere;

• di prevedere formazione specifica per i magistrati per tutto ciò che riguarda la violenza sulle donne;

• di inserire il contrasto alle violenze e alle molestie sulle donne tra gli argomenti della formazione obbligatoria su salute e sicurezza per le lavoratrici e i lavoratori;

• di introdurre incentivi specifici per la stabilizzazione lavorativa delle donne vittime di violenza;

• di rendere strutturale il reddito di libertà;

• di finanziare adeguatamente i centri antiviolenza e aumentare la disponibilità di posti in casa rifugio

• di completare il Piano Strategico Nazionale sulla violenza maschile contro le donne 21/23 con il piano operativo che deve dettagliare ruoli, responsabilità, tempistiche e risorse finanziarie.

La stabilità e la qualità del lavoro sono essenziali per permettere alle donne di emanciparsi da una relazione violenta. Invece l’Italia continua a collocarsi agli ultimi posti di tutte le classifiche internazionali che misurano la partecipazione delle donne alla vita economica dei Paesi, relegandole peraltro a lavori precari, a bassa qualificazione e al part-time “involontario”. Servono, per questa ragione, investimenti strutturali per contrastare il divario occupazionale e salariale tra donne e uomini.

Senza lavoro e salari adeguati le donne non saranno mai libere.

CGIL e UIL chiedono inoltre

• di mettere fine all’attacco, anche istituzionale, alla libera scelta e all’autodeterminazione delle donne. Va tutelato il diritto delle donne a scegliere di interrompere una maternità non desiderata. A scegliere sul proprio corpo;

• di mettere fine alla cultura della colpevolizzazione che giudica le donne, trasformandole da vittime a colpevoli della stessa violenza subita. Ricordiamo sempre che le parole hanno un senso.

Per ottenere questi risultati continueremo a mobilitarci, a partire dalle numerose iniziative territoriali previste in occasione del 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, camminando fianco a fianco con tutte le donne e gli uomini delle nostre Organizzazioni Sindacali.

Per costruire insieme un Paese libero dalla violenza e da tutte le discriminazioni di genere.