Premessa
Il 2026 rappresenta l’anno finale e anche quello decisivo per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
A fine novembre è stata varata la sesta rimodulazione del PNRR e il relativo allegato. Alcune importanti disposizioni sono state recepite nella Legge di bilancio 2026, come illustrato nelle nostre schede di lettura.
È imminente la pubblicazione di un imponente decreto-legge che regolamenterà le ulteriori novità della rimodulazione. Nei giorni scorsi la Cabina di regia nazionale, senza alcun confronto con le parti sociali, ha trasmesso al parlamento la settima relazione sullo stato di attuazione al 31/12/2025 del PNRR. Il 30 dicembre l’Italia ha ottenuto l’ottava rata e, pertanto, le risorse ricevute sono pari a 153,16 miliardi euro. Le somme che l’Italia deve restituire all’Unione Europea relativamente ai prestiti ricevuti sono quantificati nella Legge di bilancio in 9,6 miliardi nel triennio 2026-2028.
In questo contesto appare assai significativa la situazione di due investimenti, “Transizione 4.0” e “Transizioni 5.0” che, per volume di risorse impegnate e per ripartizione territoriale, rappresentano un esempio delle pesanti responsabilità del Governo in relazione a uno degli obiettivi primari del PNRR: la lotta ai divari e alle diseguaglianze territoriali.

Transizione 4.0 e Transizione 5.0
In una precedente nota avevamo illustrato le modifiche introdotte dalla sesta rimodulazione riguardo agli investimenti denominati “Transizione 4.0” e “Transizione 5.0”.

In sintesi:
- è stata confermata la dotazione finanziaria originaria dell’Investimento M1C2 Investimento 1 “Transizione 4.0” pari a 13,381 miliardi di euro, di cui 3,09 miliardi di Progetti in essere e 10,29 miliardi di nuovi progetti;
- è stata inserita una “Misura rafforzata” di Transizione 4.0 (M1.C2 Investimento 9) con un finanziamento pari a 3,53 miliardi di euro;
- è stata prevista la riduzione delle risorse dell’investimento 15 “Transizione 5.0” nell’ambito della Missione 7, che passano da 6,3 miliardi di euro a 2,5 miliardi di euro.
In totale le risorse dedicate a questi due investimenti scendono lievemente da 19,681 miliardi di euro a 19,411 miliardi, ma con un sensibile spostamento delle risorse verso 4.0 rispetto a 5.0, così come richiesto, in particolare, da Confindustria, a conferma di una precisa scelta di ridimensionare pesantemente la componente green di questi investimenti, visto che nel 4.0 non c’è alcuna condizionalità, mentre nel 5.0, seppur timide, le condizionalità erano presenti. Inoltre, la mole di risorse destinate sui due investimenti è concentrata quasi esclusivamente al Nord.
L’analisi che segue conferma:
- l’opacità e l’incompletezza delle informazioni fornite, che sono ormai un dato costante della gestione del PNRR da parte dell’attuale Governo, nonostante i proclami propagandistici propalati attraverso tutti gli strumenti comunicativi a disposizione;
- il fatto che – come appena accennato – alle risorse assegnate stanno pesantemente penalizzando il Mezzogiorno (meno del 20% delle risorse) fotografando gli attuali divari presenti nel Paese. Questi dati rappresentano un pesante fardello per il conseguimento della soglia del 40% di risorse per il Sud previsto dal PNRR.

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