Roma, 11 febbraio – “Mentre il ministro Urso continua a evocare un presunto ‘rinascimento’ dell’industria italiana e a descrivere uno scenario di rilancio internazionale, i dati ufficiali dell’Istat raccontano una realtà molto diversa: a dicembre 2025 la produzione industriale registra un ulteriore calo dello 0,4% rispetto a novembre. Non un episodio isolato, l’ennesimo segnale di una difficoltà strutturale”. Così il segretario confederale della Cgil Gino Giove commenta i dati diffusi questa mattina.

“L’indice destagionalizzato si attesta a 94,5 (base 2021=100): significa – spiega il dirigente sindacale – che l’industria italiana è ancora oltre cinque punti sotto i livelli del 2021. Un dato che diventa ancora più preoccupante se letto in prospettiva: dopo il -2% registrato nel 2023 e il pesante -4% del 2024, anche il 2025 si chiude con un ulteriore arretramento (-0,2%). Siamo di fronte a tre anni consecutivi di contrazione o stagnazione, che hanno eroso progressivamente la capacità produttiva del Paese. Altro che ciclo temporaneo, è una traiettoria di indebolimento che si consolida nel tempo”.

Per Giove “nei numeri che emergono dal report si legge la crisi di intere filiere produttive, con flessioni più ampie per le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori, la fabbricazione di mezzi di trasporto, la chimica e il comparto legno-carta-stampa. Settori strategici, ad alta intensità occupazionale, che stanno pagando l’assenza di una politica industriale nazionale degna di questo nome”.

“A completare il quadro di un’industria che arretra e della propaganda che avanza – aggiunge il segretario confederale della Cgil – sono ammortizzatori sociali e crisi industriali. Nel 2025 sono state autorizzate circa 560 milioni di ore di cassa integrazione, con un incremento del 10% rispetto al 2024. Presso il MIMIT risultano aperti tavoli di crisi che coinvolgono 103 aziende e oltre 131.000 lavoratori, cui vanno aggiunte le vertenze gestite a livello regionale, che ampliano ulteriormente il perimetro della sofferenza occupazionale”.

“Serve un cambio di passo radicale, è tempo di superare la retorica e affrontare le cause profonde del declino industriale. La sostenibilità del sistema produttivo italiano e il futuro di centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori – conclude Giove – non si costruiscono con annunci, ma con scelte industriali chiare, investimenti pubblici mirati e una strategia di lungo periodo”.