L’11 febbraio del 1945 l’Italia è ancora un Paese in macerie. La guerra non è finita e le istituzioni democratiche devono essere ricostruite quasi da zero. In quel clima prende forma anche una delle esperienze più durature della storia della Cgil: il patronato Inca, l’Istituto nazionale confederale di assistenza. Primo presidente dell’Inca è stato Aladino Bibolotti, figura di spicco dell’antifascismo che prima di essere presidente dell’Inca fu tra i fondatori del partito comunista nonché segretario della federazione di Massa. Fu arrestato nel 1926 e condannato, nel processone che vide tra gli imputati anche Antonio Gramsci, a 18 anni e 6 mesi di reclusione. Liberato per amnistia dopo dieci anni di carcere, riuscì a riparare clandestinamente in Francia, dove fu chiamato a far parte del Comitato centrale del suo partito.
Fin dall’inizio l’Inca si configura come un servizio gratuito rivolto non solo agli iscritti alla Cgil, ma all’intera collettività. Il suo compito è accompagnare lavoratori, disoccupati, invalidi e pensionati nell’accesso alle prestazioni sociali, raccogliendo e organizzando anche molte attività di assistenza che in passato erano svolte dalle leghe di mutuo soccorso. In molte città queste associazioni avevano sostenuto reduci di guerra, mutilati e famiglie operaie, creando una rete solidale che ora trova una nuova forma organizzata.
Negli anni immediatamente successivi alla guerra l’Inca aiuta a ottenere cure sanitarie, sostiene le famiglie dei lavoratori, organizza colonie per i figli, affianca gli emigrati che cercano orientamento in Paesi stranieri. In una società dove gran parte della popolazione ha avuto scarso accesso all’istruzione, l’attività di informazione e accompagnamento diventa essenziale per far conoscere diritti che stanno appena nascendo.
Accanto al volontariato iniziale cresce una rete di operatori specializzati, capaci di affrontare pratiche previdenziali e assistenziali sempre più complesse. Il patrimonio di esperienze accumulato dal patronato diventa anche una fonte preziosa di conoscenze per le istituzioni pubbliche, che spesso trovano nell’Inca un interlocutore esperto nella costruzione delle politiche sociali.
Il ruolo dei patronati viene progressivamente riconosciuto anche nell’ordinamento repubblicano. La Costituzione e le successive leggi ne definiscono la funzione pubblica: enti che assistono gratuitamente i cittadini nell’accesso ai diritti sociali, senza sostituirsi all’amministrazione dello Stato ma affiancandola.
Da allora l’Inca ha continuato a crescere, diventando il più grande patronato italiano e costruendo una rete di sedi che accompagna i lavoratori anche fuori dai confini nazionali. Una presenza capillare che nasce in un momento di ricostruzione e che continua a tradurre, ogni giorno, l’idea originaria di Di Vittorio: rendere i diritti non solo proclamati, ma realmente accessibili a tutti.





