Aderire significa destinare al fondo pensione il proprio TFR maturando e, se previsto dal contratto, versare anche una quota contributiva. Inoltre, si ottiene il contributo del datore di lavoro, si beneficia di vantaggi fiscali e dei rendimenti, accedendo a prestazioni prima e dopo il pensionamento.

Come si finanzia il FONDO PENSIONE

La posizione individuale nel fondo è alimentata da:

  • TFR maturando;
  • contributo del lavoratore;
  • contributo del datore di lavoro, se previsto dal contratto collettivo;
  • eventuali versamenti volontari aggiuntivi;
  • rendimenti della propria posizione

ll contributo del datore di lavoro è previsto dalla contrattazione collettiva. Viene riconosciuto secondo quanto previsto dal proprio CCNL di riferimento e solo se si aderisce al fondo indicato dal contratto

Il contributo del datore è Salario Contrattato

Il contributo datoriale non è un regalo dell’azienda. È una quota di salario aggiuntivo e differito, ottenuta attraverso la contrattazione collettiva.
Per questo è importante verificare il proprio CCNL: in molti settori il contratto prevede un contributo a carico dell’impresa per chi aderisce al fondo pensione negoziale.

Cosa succede al TFR

Quando aderisci, il TFR maturando viene versato al fondo pensione.
Il TFR già maturato prima dell’adesione resta regolato secondo le scelte e le condizioni precedenti.
Destinare il TFR alla previdenza complementare significa farlo entrare nella propria posizione individuale, insieme agli altri versamenti e ai rendimenti maturati nel tempo.

I Vantaggi Fiscali

La previdenza complementare gode di una fiscalità agevolata.
I contributi versati sono deducibili dal reddito fino a 5.300 euro l’anno.
Anche la prestazione finale ha una tassazione più favorevole: l’aliquota può andare dal 15% al 9%, in base agli anni di partecipazione al fondo.
È un trattamento più vantaggioso rispetto alla tassazione IRPEF normalmente applicata al TFR lasciato in azienda.

Le Anticipazioni prima della Pensione

La previdenza complementare non è bloccata fino alla pensione.
In alcuni casi puoi chiedere un’anticipazione della posizione maturata, ad esempio per:

  • spese sanitarie;
  • acquisto o ristrutturazione della prima casa;
  • altre esigenze personali, nei limiti previsti dalla normativa.

Le percentuali, i tempi e i requisiti cambiano a seconda del motivo della richiesta.

Riscatto in caso di perdita del lavoro

Se cambi settore lavorativo, o in caso di disoccupazione, puoi avere diritto al riscatto totale o parziale della posizione.
Le regole variano in base alla durata della disoccupazione e alla situazione personale.
Prima di chiedere il riscatto è bene valutare gli effetti fiscali e previdenziali della scelta.

Trasferimento della posizione

Dopo il periodo minimo previsto dalla legge, puoi trasferire la tua posizione a un’altra forma pensionistica complementare.
Prima di farlo, è importante confrontare bene:

  • costi;
  • rendimenti;
  • tutele;
  • contributo del datore di lavoro;
  • caratteristiche del fondo di destinazione.

Il fondo negoziale previsto dal contratto collettivo è uno strumento senza scopo di lucro e con governance paritetica tra rappresentanti dei lavoratori e delle imprese, con costi decisamente inferiori alle forme private, maggiori tutele e, in molti casi, migliori rendimenti.

La prestazione al Pensionamento

Al momento del pensionamento, la posizione accumulata può essere erogata in capitale e/o in rendita.
Dal 1° luglio 2026, la quota comunque liquidabile in capitale sale dal 50% al 60% del montante complessivo. È sempre e comunque possibile prendere tutto in capitale, al momento del pensionamento, se la propria posizione accumulata è inferiore a una soglia definita dalla legge.
Saranno inoltre possibili nuove modalità di erogazione, come:

  • rendite a durata definita;
  • erogazioni frazionate o programmate;
  • combinazioni tra capitale iniziale e rendita successiva.

I fondi negoziali hanno Costi Minimi

I costi incidono sul risultato finale.
Per confrontare le diverse forme di previdenza complementare bisogna guardare l’ISC, cioè l’Indicatore Sintetico dei Costi: più è basso, minore è il peso dei costi sulla posizione dell’iscritto.
Secondo i dati ufficiali COVIP, al 31 dicembre 2025 l’ISC medio su un orizzonte decennale nei comparti bilanciati è pari a:

  • 0,38% per i fondi pensione negoziali;
  • 1,44% per i fondi pensione aperti;
  • 2,14% per i PIP, i piani individuali pensionistici assicurativi.

La differenza è rilevante: anche pochi decimali di costo in più, accumulati per molti anni, possono ridurre in modo significativo il montante finale. Queste differenze possono significare anche diverse migliaia di euro di costi in più nei fondi privati, rispetto ai fondi negoziali.
Per questo i fondi negoziali, nati dalla contrattazione collettiva e senza scopo di lucro, sono lo strumento più conveniente per lavoratrici e lavoratori.

Prima di scegliere, Chiedi Informazioni

Aderire, trasferire la posizione, modificare la contribuzione, chiedere un’anticipazione o un riscatto sono scelte importanti.
Prima di decidere, verifica:

  • qual è il fondo previsto dal tuo contratto;
  • quanto versa il datore di lavoro;
  • quali sono i costi;
  • quali vantaggi fiscali puoi ottenere;
  • quali prestazioni puoi richiedere;
  • quali conseguenze ha la tua scelta sul TFR.

Rivolgiti al tuo delegato sindacale o direttamente alla sede della CGIL più vicina, per conoscere il fondo pensione previsto dal tuo contratto e il vantaggio economico della tua adesione.

Leggi anche

Leggi anche