Roma, 4 agosto - “Niente colpi di mano sulla legge 231 del 2001 in materia di responsabilità di impresa e di prevenzione dello sfruttamento e degli infortuni gravi lungo la filiera degli appalti. Il Governo apra un tavolo con le parti sociali prima di varare nuove norme ed eviti di introdurre surrettiziamente dei veri e propri scudi depotenziando di fatto la responsabilità organizzativa delle imprese committenti”. Così dichiara in una nota Alessandro Genovesi, responsabile contrattazione inclusiva, appalti e lotta al lavoro nero della Cgil nazionale, alla luce del Consiglio dei Ministri che potrebbe varare una riforma della legge sulla responsabilità organizzativa degli enti.

“Siamo stati tra i primi - sottolinea Genovesi - ad avanzare proposte per aggiornare la 231/01 ai nuovi contesti produttivi e tecnologici, ad individuare possibili linee guida per definire dei Modelli Organizzativi e Gestionali di filiera in grado di garantire realmente controlli lungo la catena degli appalti, qualificare al meglio le imprese fornitrici, individuare procedure di reale verifica del funzionamento organizzativo dei diversi cicli produttivi. Ma sempre nell’ottica di responsabilizzare i committenti e non di rendere di fatto il tutto più opaco o peggio di rendere più difficile ad investigatori, sindacati, istituzioni combattere evasione fiscale, sfruttamento della manodopera, errata organizzazione del lavoro”.

“Numerose sono le indagini aperte da diverse procure e dalle forze dell’ordine - ricorda il dirigente sindacale - da Milano a Prato, dalla Liguria alle Marche alla Sicilia, che spesso portando le aziende stesse a cambiare i propri modelli, a regolarizzare migliaia di lavoratori e lavoratrici sfruttate, proprio in virtù del principio di omessa vigilanza e colpa di organizzazione che è in capo ai committenti”.

“Il Governo - continua Genovesi - rischia di stravolgere infatti l’attuale impianto della norma, di invertire l’onere della prova secondo il principio per cui un committente può anche non sapere che chi lavora per lui lo fa impiegando lavoratori irregolari o violando le norme fiscali e previdenziali o peggio mettendo a rischio la vita dei dipendenti. E se non lo sa non è più un suo problema. Siamo alla legalizzazione dell’assenza di responsabilità, siamo alla legittimazione della concorrenza sleale tra imprese”.

“Poiché una riforma della 231/2001 riguarda non solo le imprese, ma anche e soprattutto i lavoratori delle aziende committenti e degli appalti - conclude Genovesi - chiediamo al Governo di sospendere l'intervento e di aprire subito un tavolo di confronto presso il Ministero della Giustizia con organizzazioni datoriali e sindacali, per individuare un equilibrio tra gli interessi in campo, anche partendo da alcune proposte condivisibili della Commissione Fidelbo”.