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Roma, 5 agosto - “Il Governo Meloni afferma di non voler criminalizzare le imprese, ma il provvedimento approvato ieri dal Consiglio dei ministri compromette gravemente la salute e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori, esposti tutti i giorni a infortuni, anche mortali. Una scelta che rappresenta un arretramento sul fronte della sicurezza, a tutto vantaggio di quelle aziende che scelgono di risparmiare su sicurezza e legalità”. È quanto afferma la segretaria confederale della Cgil, Francesca Re David , commentando il provvedimento approvato ieri dal Consiglio dei ministri sulla riforma della disciplina in materia di responsabilità d’impresa, prevista dal decreto legislativo n. 231/2001.
Per la dirigente sindacale: “Il provvedimento è fortemente negativo, sia nelle premesse sia nell’articolato. Nel merito, la previsione di una presunzione di conformità dei modelli e dei sistemi aziendali di organizzazione in materia di salute e sicurezza rappresenta una scelta già smentita da numerosi pronunciamenti giurisprudenziali. Ciò che deve rilevare non è la mera esistenza formale di un modello, ma la sua effettiva capacità di prevenire gli infortuni, la sua adeguatezza e la sua concreta attuazione. In altre parole, non può bastare un documento, per quanto formalmente corretto, a costituire uno schermo rispetto alle responsabilità amministrative o penali”.
“Inoltre - prosegue Re David - è particolarmente grave la scelta di invertire l’onere della prova, perché rischia di deresponsabilizzare le imprese e di rendere molto più difficile accertarne le responsabilità. Si indebolisce così uno dei principali strumenti di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, aumentando il peso probatorio a carico delle vittime e dell’accusa. È un passo indietro che riduce le garanzie per le lavoratrici e i lavoratori, e favorisce ancora una volta la catena degli appalti”.
“Di fronte a migliaia di infortuni e a centinaia di morti sul lavoro ogni anno, lo Stato dovrebbe rafforzare la prevenzione, non indebolire gli strumenti necessari per garantire la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori. È un modello di impresa che uccide quello che si nasconde dietro la parola ‘semplificazione’. Una scelta che deve essere fermata prima della conversione in legge”, conclude Re David.








