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Firmata la nuova disciplina del rapporto di lavoro per il triennio 2026-2028 dei dipendenti di Ambasciate, Consolati, Legazioni, Istituti culturali e Organismi internazionali presenti in Italia. L’intesa, sottoscritta il 18 marzo presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali alla presenza del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, segna un passaggio rilevante per il riconoscimento dei diritti di lavoratrici e lavoratori del settore.
L’accordo introduce miglioramenti concreti sia sul piano economico sia su quello normativo. È quanto afferma in un comunicato congiunto la CGIL nazionale, rappresentata da Filippo Ciavaglia, la FP CGIL, rappresentata da Giovanna Pallone, e la CGIL di Roma Lazio, rappresentata da Diana Agostinelli. Tra le principali novità spicca l’aumento delle retribuzioni dell’8%, insieme a una revisione di alcuni istituti contrattuali con l’obiettivo di rafforzare la conciliazione tra vita e lavoro. In particolare, vengono ampliati congedi e permessi, riconosciuta una maggiore flessibilità oraria per i genitori di studenti con DSA e portata al 100% la retribuzione per i congedi di maternità e paternità, rispetto all’80% previsto finora.
La nuova disciplina sarà ora trasmessa alle sedi attraverso una circolare del Ministero degli Affari Esteri, che ne richiederà l’applicazione. Resta tuttavia aperta la questione della piena attuazione, poiché le istituzioni estere non sono automaticamente obbligate a recepirla integralmente.
Proprio sul tema dell’applicazione Filippo Ciavaglia sottolinea l’impegno condiviso tra le parti: “Abbiamo tutti preso l’impegno di convocare quanto prima l’osservatorio presso il ministero per fare il punto dell’applicazione con un confronto tecnico anche con l’INPS”.
Per la CGIL sarà quindi fondamentale promuovere la massima diffusione delle nuove disposizioni tra i lavoratori e attivare, ove necessario, strumenti di tutela sindacale per garantirne l’effettiva applicazione.
Nel comunicato, le organizzazioni sindacali evidenziano come l’intesa rappresenti “un passo avanti importante nel riconoscimento delle tutele” per il personale impiegato nelle sedi diplomatiche e negli organismi internazionali in Italia, ribadendo la necessità di vigilare affinché i diritti previsti diventino concretamente esigibili in tutti i luoghi di lavoro.








