«Uno dei problemi principali del Paese è che i salari sono bassi e sempre più persone non arrivano alla fine del mese». Lo ha ribadito Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, intervenendo nel programma 'In altre parole' su La7, intervistato da Massimo Gramellini. In un contesto segnato dall’aumento del costo della vita, Landini ha lanciato un messaggio netto: «Non si può essere poveri lavorando».

Al centro dell’intervento, il cosiddetto decreto del Primo Maggio e la retorica del “salario giusto” rivendicata dal Governo. «Ogni anno, il primo maggio, si ricordano che esistono i lavoratori e fanno un decreto. Ma è bene dirlo chiaramente: in quel decreto non c’è un euro in più per lavoratori e lavoratrici. Le risorse stanziate vanno alle imprese, non ai salari. È un paradosso fare un decreto per i lavoratori e dare i soldi solo alle imprese».

Il Governo genera confusione anche quando parla di salario giusto, facendo riferimento al “trattamento economico complessivo”. «Nei contratti di lavoro ci sono tre voci. La principale è la paga oraria. È quella che determina quanto si guadagna, incide sui turni, sui contributi, sulla pensione. Se vuoi aumentare davvero i salari, devi aumentare la paga oraria. Ma questo il decreto non lo fa».

Il segretario generale della CGIL sottolinea inoltre che nei contratti non c’è solo la parte economica, ma anche quella normativa, completamente ignorata dal provvedimento. «Il trattamento normativo significa ferie, malattia, tutele sugli infortuni, riduzione dell’orario di lavoro. Sono diritti che fanno la differenza nella vita delle persone».

Un nodo centrale resta quello dei cosiddetti contratti pirata, accordi non sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative ma comunque validi. «Questo decreto non li cancella. Dice solo che per ottenere incentivi pubblici servono determinate condizioni. Ma basta non chiedere incentivi e si può continuare ad applicare contratti pirata, comprimendo salari e diritti».

Landini contesta anche l’operato del Governo come datore di lavoro. «Nel rinnovo dei contratti del pubblico impiego sono stati concessi aumenti del 6% a fronte di un’inflazione del 18%. Così si è ridotto il potere d’acquisto dei dipendenti pubblici. Non è stato dato alcun esempio di tutela dei salari».

Per aumentare davvero le retribuzioni, secondo la CGIL, servono scelte strutturali: rinnovi contrattuali puntuali, meccanismi automatici di adeguamento all’inflazione e un intervento deciso sul fisco. «In Italia la tassazione su lavoro dipendente e pensioni è tra le più alte in assoluto ed è aumentata anche a causa del fiscal drag. Senza accorgersene si pagano più tasse e lo Stato incassa di più».

«Per un reddito lordo di 35 mila euro – che non è certo da ricchi – il fiscal drag significa pagare circa 1.500 euro in più di tasse all’anno», ha spiegato Landini. «Basterebbe fare come in molti altri Paesi: adeguare automaticamente scaglioni e detrazioni all’inflazione per difendere il potere d’acquisto».

Per questo, conclude il segretario generale della CGIL, «quando parlano di salario giusto dimostrano di non sapere di cosa parlano davvero». Il problema sociale del Paese non sono gli scioperi, ma «il fatto che sempre più persone che lavorano non arrivano a fine mese». È questa la realtà quotidiana di chi fa i conti con bollette, spesa, liste d’attesa nella sanità, precarietà, salari bassi e insicurezza.

«Il Primo Maggio – ha ricordato Landini – doveva e deve servire a parlare di lavoro dignitoso. Oggi il lavoro non è dignitoso perché i salari sono bassi, perché si muore sul lavoro, perché la precarietà cresce e perché le donne continuano a essere sfruttate».


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