Roma, 29 gennaio – “Prendiamo atto delle dichiarazioni rese dalla ministra Calderone nel corso del question time al Senato, nelle quali viene finalmente riconosciuta l’esistenza di lavoratrici e lavoratori esodati. Ora però servono atti concreti”. Lo dichiara Lara Ghiglione, segretaria confederale della Cgil.

“È un passaggio significativo – prosegue la dirigente sindacale – che tuttavia arriva dopo mesi nei quali le nostre segnalazioni e denunce non sono mai state ascoltate. Già da tempo avevamo rappresentato al Governo il rischio concreto che migliaia di persone potessero restare senza lavoro, senza reddito e senza pensione, ma come troppo spesso accade, l’Esecutivo ha scelto di procedere senza alcun confronto reale”.

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“Nel corso di tutto il 2025 – sottolinea – il Governo ha continuato a promettere il blocco di qualsiasi adeguamento futuro, arrivando di fatto a chiedere all’Inps di non aggiornare i programmi del rilascio delle certificazioni, nemmeno dopo la pubblicazione dell’aggiornamento del rapporto della Ragioneria che prevedeva l’incremento a decorrere dal biennio 2027-2028”.

“Promesse però puntualmente smentite – denuncia Ghiglione – da quanto stabilito nell’ultima legge di bilancio e dalle stime ufficiali della Ragioneria generale dello Stato, che indicano un ulteriore allungamento dei requisiti pensionistici anche a partire dal 2029. Non entriamo nel merito dei numeri, il problema è che anche una sola persona lasciata senza tutela rappresenta un fallimento delle politiche pubbliche”.

La segretaria confederale della Cgil ricorda inoltre che “il meccanismo automatico di adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita non è stato introdotto dalla legge Monti-Fornero, ma dal governo di centrodestra nel 2010. Questa è la verità che troppo spesso viene omessa nel dibattito pubblico”.

“Le rassicurazioni della ministra – conclude – devono ora tradursi in provvedimenti chiari e immediatamente operativi, capaci di garantire la continuità del reddito fino al raggiungimento effettivo del diritto alla pensione. Da anni, infatti, questo Governo promette il superamento della legge Monti-Fornero, ma è riuscito addirittura nell’impresa di peggiorarla: aveva annunciato l’obiettivo dei 41 anni di contributi, mentre oggi le scelte compiute vanno nella direzione opposta, con persone costrette ad andare in pensione sempre più tardi e con assegni sempre più bassi”.