Roma, 6 marzo – “La riunione della Commissione di allerta rapida sui prezzi convocata dal ministro Urso rappresenta un momento utile di confronto, ma non ci si può limitare a un semplice esercizio di monitoraggio. La speculazione sui prezzi energetici è già in corso e rischia di produrre indebiti profitti lungo alcuni segmenti della filiera, con effetti inflattivi che finiranno per colpire imprese e lavoratori. Servono decisioni immediate”. È quanto dichiara il segretario confederale della Cgil Gino Giove.

“Occorre attivare subito gli strumenti già disponibili nell’ordinamento – sostiene il dirigente sindacale – a partire dalla sterilizzazione degli aumenti dell’IVA sui carburanti, destinando il maggiore gettito alla riduzione delle accise. Si tratta di un meccanismo previsto dalla legge finanziaria del 2008, che può essere attivato con un decreto ministeriale e che consentirebbe di attenuare nell’immediato gli effetti degli aumenti del prezzo del petrolio”.

Per Giove “il ministro Urso deve farsi carico di quanto sta accadendo e introdurre rapidamente un correttivo che riduca l’impatto dei rincari. È positiva la proposta di convocare la Commissione con cadenza settimanale, ma se questo lavoro non si tradurrà in interventi concreti rischia di restare un esercizio sterile e una sequenza di lamentele inutili mentre i prezzi continuano a salire”.

Il segretario confederale aggiunge che “nel corso della riunione la Cgil ha inoltre segnalato i rischi legati alle forniture di etilene, sottolineando come l’abbandono della produzione nazionale di questo prodotto di base della chimica esponga il Paese a crescenti criticità di approvvigionamento. In uno scenario internazionale instabile, la dipendenza dalle importazioni rischia di generare ulteriori aumenti dei prezzi lungo tutta la filiera delle plastiche, con ripercussioni su settori industriali strategici”.

“La sicurezza energetica e delle materie prime non può essere affrontata solo con il monitoraggio dei prezzi, ma – conclude – richiede scelte industriali e interventi tempestivi per evitare che gli shock internazionali si traducano in nuovi costi per il sistema produttivo e per il lavoro”.