Marghera, 1° maggio – “La parola ‘lavoro dignitoso’ non è un semplice slogan, è un obiettivo e una rivendicazione che richiede comportamenti coerenti e un’azione sindacale coerente”. Dal palco di Porto Marghera, a conclusione della manifestazione unitaria del Primo Maggio, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini rilancia i temi centrali del lavoro, dei diritti e della giustizia sociale.

Il leader della Cgil richiama il dettato costituzionale: “La nostra è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Ma oggi, se vogliamo essere onesti, siamo in presenza di un lavoro troppo spesso precario, sottopagato e insicuro, dove si continua a morire”.

Al centro dell’intervento la questione salariale: “Esiste una questione salariale grande come una casa. Abbiamo bisogno di aumenti contrattuali che vadano oltre l’inflazione e di meccanismi che rivalutino i salari in base all’inflazione reale”. Accanto ai salari, il nodo fiscale: “Chi paga le tasse in questo Paese sono lavoratori dipendenti e pensionati, anche per chi non le paga. Occorre ridurre la pressione su lavoro e pensioni e aumentarla su rendite e profitti”.

Landini torna anche sul tema del fiscal drag: “Dal 2022 a oggi lo Stato ha incassato oltre 24 miliardi in più dai lavoratori. Nel 2026, senza interventi, chi supera i 30mila euro lordi pagherà oltre mille euro in più di tasse che non dovrebbe pagare”.

Il segretario generale della Cgil collega poi salari e diritti sociali, a partire dalla sanità: “La tutela del potere d’acquisto non è solo quanto aumenta il salario, ma anche i diritti garantiti. La salute è un diritto universale: la sanità deve essere pubblica e nessuno deve pagare per curarsi”.

Ampio spazio viene dedicato al tema della precarietà, che “non ha precedenti e colpisce soprattutto giovani e donne”, e alla necessità di un cambiamento profondo: “È un errore pensare che lasciare tutto al mercato migliori le condizioni. Va cambiata questa logica”.

Forte anche il passaggio sulla sicurezza sul lavoro: “Se in Italia abbiamo più morti che nel resto d’Europa è perché si è affermato un modello di impresa che uccide. Il 70% degli infortuni riguarda appalti e subappalti: questa cosa va cambiata”.

Sul fronte industriale, Landini lancia l’allarme: “Siamo a rischio di non essere più un Paese industriale. Servono investimenti pubblici e privati. Non è accettabile che l’80% dei profitti delle grandi imprese non venga reinvestito ma distribuito agli azionisti”.

Critico anche il giudizio sul decreto del governo: “Se si fa un decreto il Primo Maggio, qualcosa deve tornare anche ai lavoratori. Oggi gli unici incentivi vanno alle imprese, ma le imprese assumono se c’è lavoro, non per gli incentivi”.

Infine, il tema della pace, indicato come condizione imprescindibile: “La pace è la condizione per il lavoro dignitoso. Senza pace non c’è lavoro dignitoso. Le guerre producono solo altre guerre e a pagarne il prezzo sono sempre lavoratori e lavoratrici”.

Da Marghera, simbolo della storia industriale del Paese e delle sue trasformazioni, Landini lancia quindi un appello: “Mai come adesso serve una battaglia internazionale per fermare la guerra e investire in sanità, scuola e lavoro. Viva il Primo Maggio, viva i sindacati confederali”.

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