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Roma, 18 aprile - “La Cgil giudica grave e inaccettabile la forzatura con cui il Governo sta accelerando la conversione del cosiddetto decreto sicurezza, comprimendo i tempi del dibattito parlamentare su un provvedimento che interviene su diritti fondamentali e libertà costituzionali”. È quanto si legge in una nota della Cgil nazionale.
La Confederazione sostiene che “i rilievi espressi dal Consiglio Superiore della Magistratura devono essere attentamente valutati. Si tratta di considerazioni autorevoli che richiamano l’attenzione su profili particolarmente delicati: la tutela della libertà personale, il corretto bilanciamento tra prevenzione e diritti, la tenuta complessiva dei principi dello Stato di diritto”.
“Proprio per questo - sottolinea la Cgil - risulta ancora più grave la scelta del Governo di procedere con un calendario forzato, riducendo gli spazi di confronto invece di favorire una discussione approfondita. Su norme di tale portata non è accettabile mortificare il ruolo del Parlamento, né ridurre la Camera a un passaggio sostanzialmente formale, privo dei tempi necessari per un esame puntuale del testo. Chiediamo al Governo di fermarsi, rispettare pienamente il dibattito parlamentare e tenere nel giusto conto le osservazioni del CSM”.
“Nel merito - prosegue la nota - il giudizio della Cgil sul decreto resta nettamente negativo. Ancora una volta si scelgono risposte di natura repressiva per affrontare questioni sociali complesse, secondo una logica emergenziale che rischia di tradursi nella criminalizzazione del dissenso. Si confonde la sicurezza con l’inasprimento delle misure punitive, si ampliano gli strumenti preventivi, si comprimono garanzie e spazi di libertà, senza intervenire sulle cause strutturali dell’insicurezza sociale. Particolarmente preoccupanti - si sottolinea - sono le norme che incidono sul diritto di manifestare e, più in generale, sull’agibilità democratica e sindacale: misure preventive fondate sul sospetto, estensione di strumenti interdittivi anche in assenza di condanne definitive, ampliamento delle cosiddette ‘zone rosse’, nuove sanzioni che rischiano di colpire chi organizza o promuove iniziative pubbliche. Si tratta di scelte che colpiscono il conflitto sociale invece di affrontarne le ragioni. Non è accettabile limitare il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di manifestare per la difesa del lavoro e dei diritti”.
Per la Cgil “la sicurezza di cui il Paese ha bisogno è di segno opposto: lavoro stabile e dignitoso, reddito, diritto alla casa, sanità pubblica, scuola, welfare, qualità dei servizi e coesione sociale. Non si costruisce sicurezza comprimendo diritti e libertà, né trasformando il disagio sociale in una questione di ordine pubblico”.
“Lo hanno detto con chiarezza - si ricorda - le piazze di questi mesi, le grandi mobilitazioni che hanno portato centinaia di migliaia di persone a manifestare contro le misure di questo Governo, contro i decreti sicurezza, contro le guerre, il riarmo e il genocidio: i cittadini e le cittadine italiani chiedono partecipazione, democrazia, chiedono che la Costituzione repubblicana sia difesa e applicata. L’esito del referendum, che ha avuto un contributo decisivo anche dai giovani e dalle donne, descrive un orientamento molto chiaro in tal senso: il Governo deve prendere atto di ciò che la maggioranza del popolo italiano sta esprimendo in modo netto da mesi”.
“Purtroppo, però - si aggiunge infine - registriamo una evidente incapacità di ascolto da parte dell’Esecutivo, che si traduce nella forte crisi di consenso di questo Governo. Il decreto sicurezza, così come le modalità con cui si sta imponendo la sua conversione, confermano un’impostazione chiusa: nessun confronto reale con i bisogni che provengono da lavoratrici, lavoratori, giovani, pensionati e territori”.
“Per queste ragioni - conclude la Cgil - chiediamo di fermare la conversione del decreto, restituire centralità al Parlamento e aprire un confronto vero con le parti sociali”.






