PHOTO
Roma, 10 giugno - Dopo il voto alla Camera sul decreto lavoro, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, conferma il giudizio “fortemente negativo”.
“Si tratta - dichiara il leader della Confederazione - di un provvedimento che invade e comprime l’autonomia delle parti sociali e non migliora in alcun modo le condizioni salariali delle lavoratrici e dei lavoratori, vera emergenza sulla qualei è necessario intervenire”.
Secondo Landini, il decreto “esclude l’introduzione di un salario minimo legale a sostegno della contrattazione collettiva e non prevede una legge sulla rappresentanza capace di contrastare il fenomeno del dumping contrattuale attraverso la misurazione e la certificazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali e datoriali. Certificazione della rappresentanza che, per quanto riguarda i sindacati, deve essere fondata sul mix tra il numero certificato di iscritti e i voti alle elezioni delle Rsu”.
“Inoltre - aggiunge il segretario generale della Cgil - il decreto non contrasta i cosiddetti contratti pirata legittimandoli attraverso un inaccettabile principio di equivalenza legato al solo trattamento economico complessivo (TEC), senza tener conto della parte normativa e dei diritti contrattuali in essa contenuta”.
“Per queste ragioni - conclude Landini - a fronte della scelta politica dell’esecutivo di entrare a gamba tesa sulle regole del sistema contrattuale, di mortificare il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di decidere sulla propria rappresentanza e sui contratti collettivi di lavoro loro applicati, la trattativa in corso tra Cgil, Cisl, Uil e le controparti datoriali assume ancor più importanza, anche per riaffermare l’autonomia e il ruolo delle parti sociali”.






