PHOTO
IMAGOECONOMICA
Roma, 8 maggio - “La Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che il requisito dei 10 anni di residenza, di cui gli ultimi 2 in modo continuativo, previsto per l’accesso dei titolari di protezione internazionale alle misure di contrasto alla povertà e di inserimento lavorativo e sociale, è incompatibile con il diritto europeo perché discriminatorio. Una decisione che la Cgil accoglie con favore”. Lo affermano, in una nota, le segretarie confederali della Cgil, Daniela Barbaresi e Maria Grazia Gabrielli.
“La pronuncia - ricordano le due dirigenti sindacali - nasce da un ricorso contro gli stringenti criteri dell’allora Reddito di Cittadinanza (RdC), che vengono giudicati discriminatori dal giudice europeo, a seguito del rinvio del Tribunale di Bergamo su un caso seguito dalla Cgil di Bergamo e sostenuto dalla Cgil Lombardia. Una pronuncia che sottolinea quanto da noi sostenuto: è illegittimo escludere dal reddito di cittadinanza i titolari di protezione internazionale”.
“Preso atto della sentenza, chiediamo - proseguono Gabrielli e Barbaresi - che tutte le procedure di recupero dei pagamenti già effettuati dall’Inps ai titolari di protezione internazionale privi dei requisiti di residenza previsti dall’ex RdC siano sospese, e che tutte le richieste dell’ex RdC inoltrate dai medesimi soggetti, eventualmente respinte a causa dei criteri oggi bocciati dalla Corte, siano rivalutate nel merito. Chiediamo inoltre che il requisito di residenza quinquennale per l’accesso alla misura dell’Assegno di Inclusione (ADI), che ha sostituito il RdC e che è attualmente in vigore, sia rivisto, riformato e auspicabilmente superato. Questo vale soprattutto per la concessione dell’ADI ai titolari di protezione internazionale, al fine di garantire loro un livello minimo di prestazioni assistenziali, dato che il loro status è, per natura, revocabile. L’eliminazione del criterio della residenza dalla disciplina dell’ADI è oggi ancora più urgente, per evitare - concludono Barbaresi e Gabrielli - una nuova condanna del nostro paese davanti alla Corte dell’Ue”.






