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Roma, 13 maggio – “L’assegno unico torni a essere universale ed equo, caratteristiche che in origine erano state date a questo strumento. I toni trionfalistici della Ministra Roccella riguardo all’incremento dell’importo dell’AUUF non trovano riscontro nella realtà: l’aumento, pari a un 6% medio, ricade principalmente sulla fascia di reddito più alta, ennesimo segno di come il Governo non voglia farsi carico di chi vive le maggiori difficoltà”. Così Daniela Barbaresi, segretaria confederale della Cgil.
La dirigente sindacale spiega che “a beneficiare del maggior importo sono principalmente le famiglie - anzi, i figli e le figlie, poiché lo strumento secondo le intenzioni originarie sarebbe dovuto essere incentrato sui percorsi di crescita dei minori e non sui nuclei - con redditi che si collocano nella fascia più elevata e meno numerosa, quella dei 45 mila euro”.
“Questo incremento – sottolinea poi Barbaresi – deriva dal nuovo Isee, che riduce ulteriormente il peso delle proprietà immobiliari, cosa profondamente iniqua perché, a parità di reddito, possedere o meno la prima casa è tutt’altro che irrilevante. In questo modo le fasce più alte di reddito sono doppiamente avvantaggiate a tutto discapito dell’equità e delle esigenze redistributive”.
“Se a tutto ciò si aggiunge il fatto – conclude la segretaria confederale della Cgil – che ulteriori benefici saranno erogati in termini di bonus, strumento del tutto inidoneo e le cui risorse sarebbero potute confluire proprio nell’assegno unico, e che l’accesso a tali bonus, oltre che parziale, sarà soggetto al nuovo Isee, ecco che la forbice tra i percettori più e meno abbienti è destinata ad allargarsi ulteriormente”.






