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Non c’è luogo di lavoro, pubblico o privato, grande o piccolo, dove non vi lavorino donne e uomini in appalto, subappalto, fornitura.
Spesso lavorano accanto ai dipendenti dell’impresa committente, fanno lo stesso lavoro all’interno del ciclo produttivo “core” dell’impresa madre, assicurano la produzione o i servizi ai clienti e, nel caso delle pubbliche amministrazioni, ai cittadini.
Eppure hanno meno diritti e tutele. Banalmente hanno spesso salari più bassi, minori garanzie e sono più esposti/e ad infortuni e malattie professionali, oltre che a pressioni e ricatti quando lo stesso appalto scade e va rinnovato.
L’appalto nel tempo si è trasformato in molti casi in una vera e propria condizione di “sfruttamento permanente” a causa di leggi sbagliate e di scelte imprenditoriali poco lungimiranti.
Da una possibilità legittima per essere più produttivi, più flessibili, offrire più servizi o produrre più beni, è diventato un modo per molte aziende di competere esclusivamente riducendo i costi del lavoro e quindi i salari, frammentare le attività, dividere i lavoratori e le lavoratrici, aumentare la stessa capacità di ricatto verso i lavoratori dipendenti diretti (“attenti che do fuori il lavoro”, “non investo in formazione perché do il lavoro a dei consulenti esterni”, ecc.).
In sintesi una permanente gara “al massimo ribasso”.
Per contrastare tutto ciò, come Cgil, abbiamo presentato una proposta di legge che vuole:
- migliorare diritti e tutele per chi lavora in appalto e subappalto, riconoscendo ad essi le stesse tutele dei lavoratori dipendenti dell’impresa madre se svolgono attività core o tipiche del committente. E questo sia se si è lavoratori subordinati che autonomi;
- difendere i livelli occupazionali ed i diritti di chi lavora nelle imprese committenti e la qualità delle produzioni perché si riduce la convenienza meramente economica ad esternalizzare ad altre aziende anche il loro lavoro;
- aumentare la responsabilità sociale del committente (pubblico e privato) per il rispetto dei contratti e delle professionalità, per verificare la corretta esecuzione dell’appalto e - in caso di appalto illecito - assumere direttamente i lavoratori in appalto;
- ridurre i rischi per la salute e sicurezza e combattere il lavoro nero, individuando quei settori a maggior rischio, dove vietare il ricorso ai subappalti;
- dare più diritti di informazione ai lavoratori e ai loro rappresentanti dentro le aziende committenti, anche per verificare il rispetto di diritti e tutele.
Più salario, più diritti e più sicurezza non sono solo una necessità urgente per i lavoratori e le lavoratrici, ma sono una condizione necessaria per uno sviluppo sociale sostenibile, per aumentare la produttività, la qualità e la capacità di competere di tutto il sistema produttivo italiano e del nostro “made in Italy”.
Il valore del lavoro, la salute e sicurezza, la dignità e la libertà dei lavoratori e delle lavoratrici non devono diminuire lungo le catene di appalti, subappalti, sub-forniture, distacchi: per questo chiediamo di sostenere la nostra proposta di legge e chiediamo di sostenere le tante vertenze che il sindacato, anche unitariamente, porta avanti per garantire a parità di lavoro la parità di trattamento economico e normativo, per ridurre sfruttamento, incidenti sul lavoro, ricatti.
Alessandro Genovesi, Resp. Contrattazione inclusiva e appalti Cgil nazionale






