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Il Servizio Sanitario Nazionale, pur tra politiche inadeguate, tante difficoltà per mancanza di risorse e personale, rimane tra i migliori al mondo. Continua, sotto i colpi degli interessi privati, a garantire eccellenti esiti di salute, qualità delle cure, efficienza degli interventi e questo lo si deve in gran parte all’essere pubblico, universalistico e solidale.
Dietro a questi risultati c’è la professionalità del personale e un sistema che, nonostante sia logorato, sottofinanziato, privato da troppo tempo delle risorse economiche e umane necessarie, vuole ancora garantire la tutela del diritto alla salute ma non può più continuare a reggersi solo con il sacrificio di chi ci lavora.
Il SSN sta vivendo da tempo a una grave crisi sistemica e di sostenibilità che si traduce in tempi di attesa insostenibili, profonde diseguaglianze tra persone e territori con 8 Regioni che non garantiscono i LEA, un decimo della popolazione (in forte e continua crescita) che rinuncia a cure e prestazioni, la spesa sanitaria direttamente a carico delle famiglie che supera i 43 miliardi di euro e il personale sanitario che non è adeguatamente valorizzato economicamente e professionalmente ed è insufficiente e allo stremo.
Sono i numeri dello stato in cui versa quella che dovrebbe essere la principale infrastruttura sociale del Paese a tutela del diritto fondamentale alla salute e fattore indispensabile per coniugare il benessere della popolazione, lo sviluppo economico e la coesione sociale.
È impietoso il raffronto della spesa sanitaria pubblica italiana con quella degli altri Paesi europei, rispetto ai quali l’Italia è il fanalino di coda con gap sempre più difficili da colmare, con una prospettiva di ulteriore riduzione del finanziamento del SSN in rapporto al PIL già gravemente insufficiente rispetto ai bisogni di prevenzione, assistenza e cura.
Non possiamo, né vogliamo, rassegnarci al declino del SSN e dopo tante iniziative e mobilitazioni, assieme a un’ampia rete di associazioni, sentiamo il dovere e la responsabilità di fare qualcosa in più: lanciare una straordinaria raccolta di firme a sostegno della legge di iniziativa popolare, accompagnata da una grande campagna di partecipazione e mobilitazione, in continuità con la straordinaria campagna referendaria a difesa della Costituzione, della giustizia e della democrazia.
La proposta di legge - “Disposizioni per rendere effettivo il diritto alla salute mediante il rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale e la valorizzazione del personale”- parte da un primo contributo prodotto dal Forum della Salute della CGIL; esperti di riconosciuta autorevolezza, competenza ed esperienza nazionale e internazionale: Nerina Dirindin, Francesco Taroni, Livia Turco, Francesco Pallante, Emmanuele Pavolini, Elena Granaglia, Mariella Martini, Mirella Coiro, Mirella Gubbellini, solo per citare i primi.
I principi a fondamento della proposta sono quelli definiti dalla Costituzione e quelli indicati dalla legge istitutiva del SSN: universalità, uguaglianza equità e globalità da garantire attraverso il governo pubblico, in un quadro di programmazione e partecipazione del personale, delle persone, delle comunità, delle forze sociali e sindacali.
La proposta di legge si concentra sugli interventi ritenuti prioritari per interrompere il declino del SSN. Non esaurisce tutti i temi che meriterebbero attenzione, non supera la necessità di ulteriori misure, ma si prefigge un cambiamento culturale che riporti la salute fra le priorità dell’agenda politica a partire dalla necessità di agire sui determinanti di salute: condizioni di vita, lavoro, ambiente. Significa tenere insieme politiche della salute, ambientali, industriali, dei redditi e fiscali, mettendo al centro la salute delle persone. Significa dare centralità alla prevenzione prima della cura, alla salute prima della malattia, alla presa in carico dei bisogni superando le insostenibili liste d’attesa, alle persone titolari di diritti che non siano trattate come meri consumatori di prestazioni sanitarie per chi può permettersele.
Con la proposta di legge si vogliono creare le condizioni finanziarie, umane e strumentali per promuovere il progressivo rafforzamento e valorizzazione del SSN e del personale, adeguando l’offerta di assistenza ai bisogni della popolazione.
Per garantire al SSN risorse adeguate occorre finanziarlo con un livello non inferiore al 7,5% del PIL e le maggiori risorse devono essere interamente destinate al potenziamento delle strutture pubbliche.
Occorre riconoscere il valore del lavoro di chi tutela e promuove la salute, assiste e cura, con organici, e conseguente spesa, necessari per la tutela della salute della popolazione; pertanto, la spesa per il personale del SSN non deve essere più soggetta ad alcun tetto.
Il riordino e lo sviluppo dell’assistenza territoriale deve essere un nodo centrale: va assicurata la centralità al Distretto socio-sanitario in stretta collaborazione con gli Ambiti Territoriali Sociali per una gestione integrata dei servizi sanitari e sociali; le Case e gli Ospedali di comunità devono essere la realtà ovunque nel Paese, superando i ritardi nell’attuazione dei progetti del PNRR.
Occorre dare concretezza alle politiche in favore delle persone anziane e non autosufficienti con il potenziamento dei percorsi assistenziali, a partire dall’assistenza domiciliare e con l’incremento del Fondo nazionale per la non autosufficienza. È attraverso il necessario investimento nel SSN, in termini di incremento delle risorse, del personale dipendente, riordino dell’assistenza territoriale e garanzia della presa in carico dei bisogni di salute delle persone, in particolare quelle con patologie croniche, che si può garantire il rispetto dei tempi di attesa: questo è ciò che serve, non decreti d’urgenza a zero risorse.
Ci sono altre aree prioritarie quali la prevenzione, la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, i consultori familiari, la salute mentale, le dipendenze, la farmaceutica e la ricerca indipendente: temi spesso dalla forte valenza politica sui quali la destra sta marcando il terreno con approccio fortemente ideologico e regressivo.
La proposta di legge affronta, in termini di principio, anche il tema della sanità integrativa rimarcando che la sostenibilità del SSN non può essere garantita attraverso il secondo pilastro. Un tema importante su cui è necessario aprire subito un percorso di approfondimento e una discussione all’interno della CGIL per assumere una posizione e una linea precisa dell’organizzazione a tutela della salute, a difesa del SSN e contestualmente del ruolo della contrattazione collettiva.
La sanità integrativa rappresenta una questione delicata che occorre attenzionare, anche alla luce della delibera della Giunta regionale lombarda sulla cd. “super intra moenia” che sta delineando i presupposti per il superamento dell’universalismo della sanità pubblica. Ancora più preoccupanti le dichiarazioni (e le azioni) di importanti esponenti politici della destra al governo che vogliono pericolosamente riaprire le porte a un sistema misto, pubblico-privato, di tipo mutualistico.
Un’ulteriore insidia per il SSN è rappresentata dal disegno di legge delega recentemente licenziata dal Governo e ora all’esame del Parlamento, per la riorganizzazione dell’assistenza territoriale e ospedaliera, con il quale si tenta di ridisegnare l’architettura ospedaliera portando ciò che già funziona sotto la responsabilità del Ministero, introducendo gli ospedali di terzo livello e gli ospedali elettivi: una scelta che drenerà ulteriormente risorse dal sistema pubblico verso il privato frammentando il diritto alla salute e aumentando le differenze territoriali, già evidenti nel nostro Paese, creando ancor più diseguaglianze tra la popolazione. Inoltre, mentre si realizza uno spezzatino della rete ospedaliera, la “neutralità finanziaria” prevista dal DDL condanna le Regioni a gestire un ulteriore e sempre più probabile declino del SSN e in particolare dell’assistenza territoriale.
Per tutte queste ragioni la Proposta di legge di iniziativa popolare assume un’importanza straordinaria ed è necessario lavorare tutti insieme per costruire un movimento di popolo per raccogliere il più largo sostegno possibile tra le persone e le comunità.
Fu Giovanni Berlinguer, che partecipò attivamente al lavoro preparatorio della Legge 833/78 e ne fu un protagonista, oltre naturalmente a Tina Anselmi, Ministra della Sanità, a ricordare il valore della mobilitazione popolare a sostegno della legge: “non è retorico affermare che il soggetto principale [della Legge n. 833/1978] è stato in grande misura il popolo, insieme agli specialisti; e che l'oggetto fondamentale è stata la salute in sé, insieme alle cure e insieme alla dignità della persona e ai diritti del corpo e della mente. […]. Venne soltanto all'inizio degli anni Sessanta la prima proposta operativa di Servizio sanitario nazionale; e venne da una fonte, la CGIL, insolita, perché fino allora tutti i sindacati e tutte le associazioni avevano teso soprattutto a mantenere la loro influenza diretta nei consigli d'amministrazione delle mutue”.
Ora, come allora, faremo la nostra parte.
Daniela Barbaresi, Segretaria confederale CGIL nazionale






