Sono le 16.37 di venerdì 12 dicembre 1969, è una settimana particolare per Milano, si sono appena festeggiati Sant’Ambrogio e l’Immacolata, e il Natale si avvicina. La sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura in piazza Fontana è piena, sono soprattutto agricoltori della provincia. In un secondo un boato cambia tutto, sono i 7 chilogrammi di tritolo nascosti all’interno di una valigetta nella grande sala centrale. Il bilancio è 17 morti e 88 feriti, ma oltre al dolore per la perdita di 17 vite il sentimento prevalente è il terrore. Sì perché quello di Piazza Fontana non è un episodio isolato in questo venerdì prenatalizio: una seconda bomba viene rinvenuta inesplosa nella sede milanese della Banca Commerciale Italiana, in piazza della Scala. La borsa viene recuperata ma l'ordigno, che può fornire preziosi elementi per l'indagine, è fatto brillare dagli artificieri la sera stessa. Una terza bomba esplode a Roma alle 16:55 nel passaggio sotterraneo che collega l'entrata di via Veneto della Banca Nazionale del Lavoro con quella di via di San Basilio, altre due sono esplose a Roma tra le 17:20 e le 17:30, una davanti all'Altare della Patria e l'altra all'ingresso del Museo centrale del Risorgimento, in piazza Venezia. I feriti a Roma sono in tutto 16.
Per l’attentato viene accusato immediatamente l’anarchico Giuseppe Pinelli, che dopo 3 giorni di interrogatori precipita misteriosamente dal quarto piano della questura, ma ben presto si capisce che è una strategia dell’estrema destra, aiutata da servizi segreti deviati, di creare tensione nel Paese. Una strategia che durerà anni e che provocherà centinaia di morti.
A questo clima risponde la Cgil che riempie piazze e luoghi di lavoro per affermare la democrazia, come risposta diretta alle intimidazioni. Sono le masse operaie, gli antifascisti, tutte le forze democratiche che devono dire basta alle provocazioni, ai tentativi eversivi; che debbono con la più ampia unità democratica e popolare e nel sostegno delle istituzioni repubblicane, fermamente assicurare la difesa e lo sviluppo del regime democratico. Ma questo clima porta anche all’unità sindacale, con le tre sigle confederali unite nel convocare gli scioperi generali e manifestazioni unitarie per difendere le istituzioni repubblicane.
Luciano Lama, diventato segretario nel marzo del 1970, pone come priorità assoluta la creazione di una "barriera invalicabile" tra i lavoratori e i terroristi, sia di estrema destra che di estrema sinistra, per evitare che le lotte sindacali venissero strumentalizzate.





