28 novembre 1969, un serpentone lungo 5 chilometri si snoda per le vie di Roma fino a raggiungere Piazza del Popolo. In 100mila sono arrivati con cinque treni speciali e centinaia di pullman per la manifestazione indetta da Fiom, Fim e Uilm. Una manifestazione così partecipata che non si era mai vista nel dopoguerra nella Capitale, ma che cadeva in un periodo molto complicato tra la contestazione giovanile e la radicalizzazione di alcune frange estreme. Ma la disciplina incredibile di cui sono stati capaci i lavoratori quando ‘sbarcarono’ in una città terrorizzata da una campagna di stampa senza precedenti lascia positivamente sorpresi tutti, così come sorprende l’imponente servizio di sicurezza messo in campo dagli organizzatori, che quel giorno isola e gestisce tutti coloro che erano giunti a Roma per creare disordini.
Il successo, oltre che nei numeri e organizzativo, è stato il rinnovo contrattuale ottenuto: maggiore democrazia nei luoghi di lavoro, 40 ore settimanali e aumenti uguali per tutti. E’ l’apice dell’autunno caldo, che segue di 9 giorni lo sciopero generale indetto dalle tre sigle per il diritto alla casa e contro il caro affitti. Uno sciopero che il 19 novembre per 24 ore paralizza l’Italia, con oltre 20 milioni di lavoratori che vi aderiscono.
Prove di forza che mostrano al governo quanto sia necessario intervenire. Ed è anche grazie a queste grandi manifestazioni che nel 1970 viene approvato lo statuto dei lavoratori, ottenuto con un lavoro sindacale quotidiano che ha convinto il governo di centrosinistra a concedere ai lavoratori quei diritti che erano reclamati da anni. Ma il 1969 è anche l’anno dell’affermazione definitiva del sindacato come soggetto politico. La stagione congressuale mostra segnali evidenti di maturità.
La CGIL, nel settimo Congresso tenutosi a Livorno dal 16 al 21 giugno, sceglie l’incompatibilità tra incarichi sindacali e di partito, rafforzando la propria autonomia politica. Autonomia che si concretizzò negli anni successivi, non senza tensioni soprattutto con il Partito comunista italiano, che negli anni precedenti prendeva a piene mani dalle fila sindacali donne e uomini che componevano le liste elettorali per le elezioni di ogni grado. Con il 1969 il filo che univa i partiti alla Cgil si allentò non poco, senza tuttavia spezzarsi definitivamente, cosa che sarebbe poi successa più di 20 anni dopo.





