Roma, 22 giugno - "Esprimiamo grande preoccupazione per la decisione della Bce di aumentare di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento. In una fase di crisi economica, energetica e industriale, nuove politiche monetarie restrittive - sommate a una governance economica già tornata all’austerità - rischiano di aggravare la condizione delle famiglie, per l’aumento del costo dei mutui; delle imprese, per la stretta al credito; della finanza pubblica, per l’incremento della spesa per interessi sul debito, che per l’Italia ammonta a circa 90 miliardi di euro l’anno". È quanto affermato dal segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari, nel corso dell’incontro che si è tenuto questa mattina tra la Confederazione europea dei sindacati e la presidente della Bce, Christine Lagarde, aperto dalla segretaria generale della Ces, Esther Lynch.

"Dal punto di vista macroeconomico - avverte Ferrari - questo determinerebbe un ulteriore rallentamento della domanda interna sia sul lato dei consumi, in particolare di chi vive di salario o pensione; sia su quello degli investimenti, che sono invece fondamentali per affrontare la transizione digitale, ecologica ed energetica del sistema produttivo; a partire dall’elettrificazione e dalle energie rinnovabili, le uniche in grado di garantire indipendenza, sicurezza e riduzione dei costi energetici".

"L’argomento principale a sostegno di questa politica è la presunta 'spirale prezzi-salari': non si è verificata dopo la guerra in Ucraina; non è all’orizzonte nemmeno oggi, con la guerra in Medio Oriente. Abbiamo invece - prosegue il segretario confederale - subìto un’inflazione da offerta: scatenata dai beni energetici importati, il cui prezzo è insensibile ai tassi di interesse; e poi alimentata da una “spirale prezzi-profitti”, prima causa dell’impennata inflattiva del triennio 2022-2024, scaricata interamente sui redditi fissi, con il valore reale dei salari italiani ancora inferiore dell’8,1% rispetto al 2021".

“Questa dinamica si sta ripetendo. Affrontarla con le stesse ricette produrrebbe gli stessi risultati. Per evitarlo, è fondamentale - conclude Ferrari - rafforzare il potere d’acquisto di lavoratori e pensionati, investire nel welfare pubblico e universalistico, ridurre le diseguaglianze sociali, recuperando risorse da profitti, extra-profitti, grandi ricchezze ed evasione fiscale, rinunciare alla pericolosa corsa al riarmo, per puntare sulle vere priorità, a cominciare da politiche industriali e della ricerca capaci di contrastare la crisi esistenziale del sistema manifatturiero e produttivo europeo e di definire un nuovo modello di sviluppo, più avanzato, più innovativo e più sostenibile sul piano sociale e ambientale".