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“Se oggi, a settant'anni da Marcinelle, in Italia si continua a morire ogni giorno sul lavoro, è il segno del fallimento di un modello di fare impresa che mette il profitto prima di ogni altra cosa”. Così il segretario generale della Cgil Maurizio Landini a margine delle celebrazioni per l’anniversario della strage di Marcinelle. “Quando un'impresa pensa che il profitto venga prima di tutto, mette in conto che le persone possano morire e che possano essere sostituite da qualcun altro. Per questo diciamo che bisogna cambiare modello: oggi il 70% di chi muore sul lavoro è un lavoratore precario o un dipendente di aziende in appalto, subappalto e sottoappalto. Contrastare le morti sul lavoro significa contrastare la precarietà e rimettere al centro il lavoro e la persona”.
Landini prosegue affermando che “non si muore per un errore umano e non si muore per fatalità. C'è una responsabilità precisa di chi fa impresa, perché chi organizza il lavoro ha il dovere di farlo in modo che le morti non ci siano e, quando accadono, deve risponderne. In queste ore - avverte il dirigente sindacale - il Governo sta proponendo provvedimenti che vanno nella direzione opposta, riducendo le responsabilità delle imprese. C'è invece bisogno di più diritti, di leggi che contrastino davvero questo modello di fare impresa, di più ispettori, di più controlli e della possibilità, in tutti i luoghi di lavoro, di eleggere i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza”.
“Se oggi esistono dei diritti è perché i lavoratori li hanno conquistati con le loro lotte, ma tutto questo non è ancora sufficiente. La memoria di Marcinelle - conclude Landini - ci dice che il lavoro non può continuare a costare la vita e che la sicurezza deve essere un diritto garantito per tutte e per tutti”.








