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Roma, 21 settembre - “Le parole del Vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani non sono una semplice caduta di stile. Contrapporre la donna ‘appariscente’ a quella ‘seria’, ‘affidabile’ e ‘buona madre di famiglia’, richiamando persino la lunghezza della gonna, ripropone un modello antico di società, nel quale sono ancora gli uomini a stabilire come debbano essere le donne per essere considerate rispettabili”. Lo afferma, in una nota, la Cgil.
“Non vogliamo discutere di come debbano essere le donne. Vogliamo discutere - prosegue la Confederazione - dello spazio che viene loro riconosciuto. A ottant’anni dal voto politico femminile, il problema non è stabilire se una donna sia abbastanza seria o abbastanza madre. È fare in modo che sia libera, autonoma e presente alla pari nei luoghi in cui si decide”.
“Le Istituzioni hanno una responsabilità: rimuovere gli stereotipi e gli ostacoli alla piena partecipazione delle donne, non riprodurre gli uni e indebolire le garanzie contro gli altri. A partire dal rendere concreto il pieno diritto al lavoro superando la disparità salariale e professionale in essere. La qualità della democrazia - conclude la Cgil - si misura anche dal potere che le donne possono realmente esercitare”.






