Primo marzo 1968, sulle scalinate che portano alla facoltà di architettura della Sapienza si affrontano le forze di polizia e gli studenti. E’ quella che verrà in seguito definita la battaglia di Valle Giulia. E’ il sessantotto italiano, l’anno spartiacque che portò molti cambiamenti e un’intera generazione sulla ribalta politica italiana. I ragazzi contestano il sistema scolastico autoritario e la società tradizionale, portando a occupazioni di università, cortei e lezioni autogestite.
La percezione delle giovani generazioni è quella di una società ingessata, figlia ancora di tradizioni e regole del ventennio fascista. La resistenza aveva liberato il Paese, ma questo dopo oltre vent’anni ancora non aveva fatto uno scatto in avanti verso il progresso sociale che i giovani chiedono a gran voce.
I giovani di tutto il mondo sono in subbuglio, e pochi all’inizio capiscono la portata di questi eventi. Anche il sindacato è colto di sorpresa dalla contestazione giovanile, che rende evidenti i limiti della sua azione. Un campanello d’allarme c’era stato nei primi mesi dell’anno quando le Confederazioni chiusero un accordo per la riforma delle pensioni con il Governo Moro.
Quell’intesa è stata duramente respinta dalla base e la CGIL decide di proclamare da sola lo sciopero generale il 7 marzo, uno sciopero che riscuote ampie adesioni. Dopo lo sciopero riprende il dialogo tra le Confederazioni, sostenuto con vigore dalle importanti conquiste operaie nella contrattazione aziendale in tema di organizzazione del lavoro, ambiente di lavoro e delegati.
La nuova offensiva sindacale porta così al primo sciopero generale unitario dai tempi delle scissioni, realizzato il 14 novembre 1968, che viene proclamato per ottenere una nuova riforma previdenziale, che porta all’inizio del 1969 alla vittoria sindacale sulle pensioni e sull’abolizione delle zone salariali, vale a dire alle differenze salariali, a parità di lavoro, da zona a zona.
Nonostante le vittorie sindacali, il sessantotto ha messo in evidenza i limiti dei dirigenti che avevano guidato la Cgil nell’immediato dopoguerra, cresciuti nelle ristrettezze del periodo fascista e nelle privazioni della Resistenza. Le contestazioni giovanili hanno avuto così un effetto dirompente: hanno permesso di far emergere i bisogni della generazione nata a ridosso della seconda guerra mondiale, nel pieno di un boom economico che ha spinto i consumi e trasformato l’Italia.





