E’ la fine del 1952, a Napoli si raduna la Cgil per il suo terzo congresso. Gli ultimi anni sono stati complicati, l’unità nazionale che ha permesso al paese prima di liberarsi dal nazifascismo e poi di approvare la Costituzione è un lontano ricordo. La divisione del mondo in blocchi ha portato i partiti antifascisti a dividersi sin dal 1948, e così è successo al movimento sindacale. Le scissioni hanno indebolito il movimento sindacale italiano, ma da Napoli la Cgil ha dato prova della sua visione. E’ il segretario Giuseppe Di Vittorio che ha tracciato la rotta, che nel corso del secolo ha vissuto le diverse fasi del movimento sindacale italiano.
La proposta è dirompente: uno Statuto dei diritti dei lavoratori. Qualcosa a cui il centrismo democristiano non è pronto, e che infatti verrà introdotto solo nel 1970. Far entrare la Costituzione nei luoghi di lavoro, è questo lo slogan lanciato. Di Vittorio, infatti, sosteneva che i diritti democratici sanciti dalla Costituzione repubblicana dovessero essere garantiti anche all’interno dei luoghi di lavoro, dove spesso i lavoratori erano privi di tutele effettive denunciando il fatto che spesso il lavoratore “cessava di essere cittadino quando entrava in fabbrica”.
Il primo articolo stabiliva che l’impresa non può ledere la dignità, la libertà e la personalità morale del lavoratore. Il secondo articolo proponeva che nessun lavoratore potesse essere discriminato o licenziato per le proprie opinioni. Il terzo principio prevedeva che i lavoratori potessero organizzarsi liberamente nel sindacato all’interno dei luoghi di lavoro. Mentre il quarto principio chiedeva garanzie contro il licenziamento ingiustificato o discriminatorio.
Di Vittorio collegò le rivendicazioni sindacali a un progetto più ampio di rinascita economica nazionale, chiedendo: politiche pubbliche per creare lavoro, sviluppo dell’industria e dell’agricoltura, interventi contro disoccupazione e povertà. Idee in continuità con il precedente “Piano del lavoro” della CGIL del 1949. Con il Congresso del 1952 la Cgil mostrò la sua identità e la coerenza programmatica, sempre a difesa dei diritti dei lavoratori.





