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Roma, 30 maggio – “La riforma della disabilità si sta progressivamente trasformando da intervento di semplificazione amministrativa e di cambio di paradigma nei confronti delle persone con disabilità, come più volte vantato dall’attuale Governo, in un problema concreto per migliaia di lavoratrici, lavoratori e persone fragili. I dati della sperimentazione mostrano infatti criticità sempre più evidenti non solo sul versante del riconoscimento della condizione di disabilità e dell’invalidità civile, ma anche sulle prestazioni di invalidità e inabilità erogate dall’Inps”. È quanto emerge dall’analisi dell’Osservatorio Previdenza della Cgil nazionale sugli effetti della riforma della disabilità introdotta dal decreto legislativo n. 62/2024 sulle prestazioni previdenziali.
Nel dettaglio, lo studio rileva che nelle province coinvolte nella prima fase della sperimentazione si registra un forte calo delle domande previdenziali di invalidità e inabilità, che scendono del 13,1%, a fronte di un lieve incremento dell'1% nelle province non coinvolte. Allo stesso tempo, diminuiscono del 12,1% le domande accolte e del 12,9% le pratiche definite. Per la Cgil “il dato più preoccupante riguarda proprio la riduzione delle domande presentate dai cittadini. Non siamo di fronte unicamente a un rallentamento amministrativo o a un irrigidimento delle valutazioni sanitarie: la nuova organizzazione introdotta dalla riforma sta producendo un effetto di ‘raffreddamento’ dell’accesso alle tutele previdenziali”.
L'Osservatorio Previdenza ha inoltre sviluppato una simulazione prudenziale sugli effetti che il nuovo modello potrebbe produrre una volta esteso all'intero territorio dal 1° gennaio 2027. Applicando a livello nazionale il calo del 13,1% avuto nelle province sperimentali, il sistema potrebbe registrare una riduzione potenziale di circa 25.447 domande annue di invalidità e inabilità previdenziale rispetto alle attuali 194.251 domande presentate ogni anno.
“Parliamo quindi di oltre 25 mila lavoratrici e lavoratori in condizioni di fragilità gravi, progressive o invalidanti, che pur avendo diritto all'assegno ordinario di invalidità o alla pensione di inabilità previdenziale, rischierebbero di non accedere correttamente alla tutela. Un elemento particolarmente grave – sottolinea la Cgil – perché non si tratta di prestazioni assistenziali generiche, ma di diritti previdenziali fondati sulla contribuzione versata nel corso della vita lavorativa”.
La Confederazione ricorda che “le criticità della riforma erano già emerse più volte nelle province coinvolte nella sperimentazione, tempestivamente denunciate dalla nostra Organizzazione: la carenza di commissioni Inps e di medici di medicina legale, i costi elevati dei certificati introduttivi, la riduzione del ruolo dei Patronati nella fase iniziale delle procedure e la continua stratificazione normativa, che stanno producendo ritardi, confusione e incertezza proprio nei confronti delle persone più fragili”. Inoltre, “il Progetto di vita individuale personalizzato e partecipato, fortemente richiesto da moltissime persone con disabilità e dalle loro famiglie, potrebbe non raggiungere un’attuazione concreta, soprattutto a causa della scarsità di risorse destinate”.
“A complicare ulteriormente il quadro – si aggiunge nell’Analisi – sono intervenute anche le recenti modifiche normative sulla non autosufficienza e sugli over 70, che stanno creando un sistema sempre più confuso e frammentato. Da un lato vengono rinviate parti della riforma, dall'altro si reintroducono procedure precedenti con il ripristino delle commissioni ASL, in molti territori soggetti a sperimentazione quasi del tutto soppresse, determinando nuovi disagi, duplicazioni e allungamenti dei tempi. E anche per le persone anziane si registra un allarmante calo delle domande presentate per prestazioni di invalidità civile, come l’indennità di accompagnamento”.
“Il rischio concreto – conclude la Cgil – è che una riforma nata con finalità di semplificazione amministrativa finisca per produrre l'effetto opposto: ostacolare l'accesso ai diritti previdenziali e sociali, lasciando sole proprio le persone che avrebbero maggiore bisogno di tutela”.






