È il 2 giugno 1946, la guerra e il ventennio fascista sono ancora una ferita aperta e dolorosa, ma questa giornata è diversa. Le strade sono piene fin dal mattino, milioni di donne e di uomini sono pronti a votare per decidere se l’Italia sarà ancora un regno o diventerà una Repubblica.

E’ la prima volta per le donne, che erano state escluse da qualsiasi decisione. In contemporanea quel giorno si scelgono anche i 556 deputati che scriveranno quella che ancora oggi è la nostra Costituzione.

Tra gli eletti tanti sindacalisti della Cgil, tra cui Giuseppe Di Vittorio. Un contributo fondamentale quello della Cgil, che si palesa sin dal primo articolo: L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Poi c’è l’articolo 3, l’articolo che più di tutti incarna lo spirito della Costituzione, perché ne fa non una semplice fotografia dell’esistente e dei suoi equilibri. Prendendo atto dell’esistenza di ostacoli che impediscono la piena partecipazione dei lavoratori alla vita sociale e politica dello Stato, la Costituzione riconosce la contraddizione principale delle società capitalistiche per farsi progetto di trasformazione di un sistema di rapporti sociali ingiusti e incompatibili con i principi che afferma. Come ebbe a dire Calamandrei, ciò rende la Costituzione non un punto d’arrivo, bensì il punto di partenza di una rivoluzione che si mette in cammino.

O nell’articolo 4: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. La sensibilità degli esponenti della Cgil si nota anche negli articoli 36 e 37 della Costituzione che parlano di retribuzione proporzionata, esistenza libera e dignitosa e di parità salariale.

Un dettame costituzionale che a quasi 80 anni dall’entrata in vigore non è ancora applicato. Così come la presenza di sensibilità sindacali si notano fortemente negli articoli 39 e 40 che parlano di libertà sindacale e diritto di sciopero. Significative sono le parole che Giuseppe Di Vittorio pronunciò nel suo intervento alla Terza Sottocommissione: “Affermare il diritto al lavoro deve significare un impegno che la società nazionale, rappresentata dallo Stato, assume di creare condizioni di vita sociale tali che il cittadino possa avere lavoro”.

L’Assemblea Costituente si riunì per la prima volta il 25 giugno 1946 e nominò Giuseppe Saragat come Presidente. Il 28 giugno nominò Enrico De Nicola come Capo provvisorio dello Stato. Il 22 dicembre 1947 la Costituzione venne approvata, il 27 dicembre il testo venne promulgato a firma del Presidente della Repubblica Enrico De Nicola e entrò in vigore il 1° gennaio 1948.