Roma, 29 maggio - “Lo scenario più pessimistico evocato dal Governatore, che ipotizza un’inflazione oltre il 6%, fa tremare le vene ai polsi. Il rischio che l’aumento dei prezzi si scarichi ancora una volta su salari e pensioni, che non hanno ancora pienamente recuperato la fiammata inflattiva del triennio 2022-2024, è altissimo. Per impedirlo, occorre fare tutto il possibile: dal rinnovo dei Ccnl, per tutelare e incrementare il potere d’acquisto di lavoratrici e lavoratori, alla neutralizzazione del drenaggio fiscale. In ogni caso, sarebbe inaccettabile che si ripetesse il film degli ultimi anni”. Così il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari, commenta le considerazioni finali del governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta.

“A nostro avviso - sottolinea il dirigente sindacale - il pericolo non è una spirale prezzi salari, bensì una spirale prezzi profitti, come già accaduto dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, quando gran parte dell’inflazione nel nostro Paese è stata determinata, appunto, dall’aumento dei profitti”.

“Guardiamo inoltre con grande preoccupazione - prosegue Ferrari - all’ipotesi di un rialzo dei tassi di interesse prospettato dalla Bce. Una scelta che non risolverebbe un’inflazione di origine esogena, legata all’offerta e ai beni energetici importati, e che finirebbe per compromettere ulteriormente la situazione economica, penalizzando il credito alle imprese, rendendo più costosi i mutui per le famiglie, facendo ricadere ancora una volta l’incremento dei prezzi sui redditi fissi e aumentando ulteriormente il costo degli interessi sul debito pubblico italiano”.

“Condividiamo la preoccupazione - aggiunge il segretario confederale - per il rischio di un’ulteriore frenata di un Pil già anemico, così come la necessità di sostenere l’economia garantendo continuità all’intervento pubblico e agli investimenti, nazionali ed europei, anche oltre il Pnrr, senza il quale il nostro Paese sarebbe in recessione da tempo”.

Per Ferrari: “è altrettanto condivisibile la sottolineatura della scarsa propensione agli investimenti, in particolare in ricerca, sviluppo e innovazione, da parte del nostro sistema delle imprese, nonostante gli utili registrati negli ultimi anni e i generosi incentivi pubblici ricevuti. Le rinnovabili e l’efficienza energetica, indicate dal Governatore come principali strumenti per affrontare le ricadute della guerra in Iran, rappresentano la strada giusta da percorrere”.

“Infine, come evidenziato nella relazione, l’innovazione digitale e l’intelligenza artificiale, che possono contribuire in modo significativo all’aumento della produttività, devono essere democratizzate e declinate socialmente, mettendo al centro il lavoro e la persona. In caso contrario - conclude Ferrari - rischiano di servire soltanto a concentrare ulteriormente potere e ricchezza in sempre meno mani”.