Giugno del 1944. Tra le strade romane echeggiano comandi in inglese. L’esercito americano è entrato in città, mentre le truppe tedesche sono in fuga. Nelle stesse ore in cui la capitale torna libera, matura una scelta destinata a segnare la storia del lavoro italiano: ricostruire l’unità sindacale dopo vent’anni di corporativismo fascista.

Il 9 giugno venne firmato il Patto di Roma. A sottoscriverlo, Giuseppe Di Vittorio per i comunisti, Achille Grandi per i centristi ed Emilio Canevari per i socialisti. Pesa l’assenza di Bruno Buozzi, che aveva partecipato alle trattative: arrestato dai nazisti, era stato ucciso pochi giorni prima nell’eccidio de La Storta. In sua memoria sul documento venne apposta la data del 3 giugno, a legare simbolicamente la rinascita del sindacato al sacrificio di chi ne aveva difeso la libertà.

Il Patto istituì formalmente la Confederazione Generale Italiana del Lavoro: un solo sindacato per tutti, senza distinzione di opinioni politiche o fede religiosa. Dopo le fratture del primo dopoguerra e la cancellazione delle organizzazioni libere, l’unità diventò strumento di forza e presidio democratico.

I principi principali furono la democrazia interna con elezione delle cariche dal basso, rappresentanza delle minoranze, libertà di espressione per ogni iscritto. La Cgil nacque indipendente dai partiti, pronta a collaborare con le forze democratiche per difendere la libertà e i diritti dei lavoratori. La direzione provvisoria fu composta in modo paritetico dalle tre correnti, in attesa del congresso nazionale. Tra i compiti immediati figuravano l’organizzazione nelle regioni liberate, il sostegno alla lotta di liberazione, il collegamento con le masse delle zone occupate, la ricostruzione del sistema cooperativo e previdenziale, nonché la rivendicazione dei beni sottratti dal fascismo.

Nel 1945 la segreteria era guidata da Di Vittorio, Grandi e dal socialista Oreste Lizzadri, che sostituì Canevari. Fu una stagione intensa. Al congresso del 1947 l’unità era ancora viva, prima che le tensioni internazionali producessero la scissione.

In quell’estate del 1944 il sindacato scelse l’unità come fondamento della nuova Repubblica. La Cgil nacque così: non solo strumento di tutela, ma soggetto collettivo chiamato a partecipare alla ricostruzione democratica del Paese.