Nel febbraio del 1944, mentre l’Italia è spezzata dalla guerra e il Nord vive sotto la Repubblica sociale, un nuovo esperimento prende forma nelle fabbriche: con il decreto sulla socializzazione delle imprese viene istituito il Consiglio di Gestione, un organismo paritetico, composto da rappresentanti dei lavoratori e della proprietà, chiamato a intervenire nella vita produttiva delle aziende medio-grandi.
Nell’impianto della RSI i CdG sono parte del progetto di “socializzazione” dell’economia. Accanto a dirigenti e tecnici siedono esponenti sindacali corporativi. Sulla carta hanno poteri ampi: controllo su costi, materie prime, occupazione, utili; possibilità di proporre indirizzi produttivi; presenza, sia pure senza voto, nelle riunioni del consiglio di amministrazione. È un modello che promette collaborazione tra capitale e lavoro, ma nasce dentro un sistema autoritario e in un contesto di economia di guerra.
La svolta arriva nella primavera del 1945. Il 25 aprile, mentre l’insurrezione segna la fine dell’occupazione nazifascista, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia interviene sulla materia. I Consigli di Gestione vengono mantenuti, ma riformati e sottratti all’impianto corporativo. La loro composizione è affidata ai Comitati di liberazione aziendale, con l’epurazione dei membri compromessi con la RSI. Si delinea un sistema duale: al consiglio di amministrazione si affianca un Consiglio di Gestione con funzioni di controllo, proposta e partecipazione, capace di incidere su produzione, bilanci e destinazione degli utili.
Socialisti e comunisti vi leggono una possibile anticipazione di una democrazia economica più avanzata; una parte della Democrazia cristiana, nell’autunno 1945, si esprime a favore della collaborazione e della presenza dei lavoratori negli organi societari. È il tentativo di coniugare la ricostruzione con l’efficienza produttiva e la giustizia sociale.
L’esperimento però ha vita breve. L’Autorità alleata sospende il decreto del CLN Alta Italia e nel 1946 un decreto luogotenenziale abroga sia la normativa della RSI sia quella del 25 aprile. Con il referendum istituzionale e l’elezione dell’Assemblea costituente si chiude la stagione dei provvedimenti emergenziali. Un ultimo tentativo di disciplinare i Consigli di Gestione viene promosso dal ministro Rodolfo Morandi, ma non approda a una legge organica.
E’ l’articolo 46 della Costituzione, che riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare alla gestione delle aziende, a portare avanti l’eredità dei Consigli di Gestione, scomparsi dalle imprese nel giro di pochi anni, travolti dal nuovo equilibrio politico e dal consolidarsi di un modello liberale. Ma quell’esperienza, nata in un’Italia in macerie, ha posto una domanda che attraversa ancora il presente: quale ruolo possono avere lavoratrici e lavoratori nelle scelte strategiche dell’impresa?





