E’ l’estate 1940 e mentre l’Italia fa i conti con il primo conflitto mondiale, un uomo sta iniziando ad organizzare il futuro. E’ Agostino Novella ed ha passato gli ultimi anni tra esilio e clandestinità. Apprendista nella bottega di fabbro del padre, nel 1923 fu eletto segretario della Sezione giovanile socialista genovese, passata poi in blocco al Partito comunista. Alla fine del 1925, col passaggio del partito alla clandestinità, Novella resse le fila del movimento giovanile in Lombardia e in Romagna. Già condannato al confino in contumacia, nel 1927 fu arrestato a Milano e liberato soltanto nel 1931.

Dopo l’8 settembre si recò a Roma dove lavorò con pazienza e tenacia alla costituzione dei primi Gruppi d'Azione Patriottica, che diedero filo da torcere ai nazifascisti finché Roma non fu liberata.

Dopo la Liberazione cominciò per Novella un cruciale periodo di lavoro e di lotta per dare vita al "partito nuovo" e, soprattutto, al sindacato unitario. Fece parte dell’Assemblea costituente e nel 1949 nella Cgil di Di Vittorio nel 1949 assumendo il ruolo di responsabile dell’organizzazione. Il suo impegno principale in quegli anni fu il radicamento capillare del sindacato nelle aziende, nonostante la politica centralizzata perseguita allora dalla Cgil.

Nel 1955 fu eletto segretario della Fiom, e due anni dopo, nel 1957, alla morte di Giuseppe Di Vittorio fu scelto per guidare la Cgil. Sin dal primo congresso da segretario, avviò un profondo rinnovamento politico e organizzativo che consentì alla Cgil di rinsaldare i legami con i lavoratori e insieme di portare il confronto sul piano dei contenuti della politica economica e sociale sia al proprio interno, sia con gli altri sindacati e col governo.

I tredici anni di segreteria di Novello furono molto complicati, gli anni ‘60, la contestazione giovanile, la fase iniziale del terrorismo rosso e nero. Sotto la sua gestione si realizzò quella "riscossa operaia" che portò la Cgil a superare nettamente, come numero di iscritti, la UIL e la CISL. A differenza di molti dei suoi successori, Novella non tentò sempre la strada unitaria e, nel biennio 1968-1969, appoggiò alcuni scioperi anche a costo di raffreddare i rapporti con le altre confederazioni.

Si dimise nel 1970, tornando ad occuparsi di politica nel Pci di Berlinguer. Muore nel settembre del 1974, all’età di 68 anni, ma le sue doti di coerenza e di straordinaria capacità di riflessione ed elaborazione politica furono ricordate per anni.