1939. Il 23 agosto il patto Molotov-Ribbentrop delude chi, da anni, combatte contro Hitler e Mussolini. Giuseppe Di Vittorio è a Parigi. Ha alle spalle la Spagna, la direzione della “Voce degli italiani”, l’organizzazione dei volontari e della solidarietà. Di fronte all’accordo tra Berlino e Mosca non nasconde le sue riserve: teme le conseguenze politiche, l’isolamento, le lacerazioni nel fronte antifascista. Per lui la priorità resta la stessa che lo ha guidato negli anni precedenti: la lotta contro il fascismo come battaglia europea e popolare.
Quella convinzione si è temprata nella guerra civile spagnola. Nel 1936, mentre Madrid è sotto assedio e l’Europa trattiene il fiato, Giuseppe Di Vittorio attraversa i Pirenei con il nome di battaglia Mario Nicoletti.
La guerra civile è già il laboratorio della guerra totale. L’insurrezione franchista, sostenuta da Hitler e Mussolini, tenta di soffocare la Repubblica nata dalle urne. In risposta si mobilita un fronte eterogeneo, unito dalla difesa della legalità repubblicana. Nascono le Brigate internazionali e Di Vittorio ne diventa commissario politico, prima dell’undicesima e poi della dodicesima Brigata, partecipando ai momenti cruciali della difesa di Madrid.
Tra novembre 1936 e primavera 1937 è a Ciudad Universitaria, a Casa de Campo, sul Jarama. È organizzatore e riferimento per i volontari italiani del battaglione Garibaldi. La vittoria di Guadalajara, quando i volontari contribuiscono a respingere le truppe inviate da Mussolini, ha un valore simbolico enorme. Per la prima volta italiani sconfiggono altri italiani in nome della libertà. È una ferita al mito dell’infallibilità del regime e un anticipo morale della futura Resistenza.
Accanto all’impegno militare, Di Vittorio svolge un’intensa attività politica e pubblicistica. Nei suoi articoli insiste sulla dimensione europea del conflitto, denuncia il non intervento delle democrazie occidentali e richiama alla solidarietà internazionale e all’unità tra le forze antifasciste.
Nel 1937 rientra in Francia per dirigere “La Voce degli italiani”. La guerra diventa causa da sostenere con propaganda, reclutamento e assistenza ai combattenti. Il giornale racconta l’esperienza delle Brigate e denuncia l’intervento italiano al fianco di Franco, smascherando un regime che manda migliaia di uomini al fronte in nome di interessi estranei al popolo.





