E’ martedì 29 ottobre del 1929, e il mondo sta per vivere il suo primo collasso finanziario. Quel giorno sarà ricordato come il martedì nero. La prima guerra mondiale è finita da 10 anni ormai, e mentre negli Stati Uniti si iniziava a vivere il grande sogno l’Europa era ancora attraversata da tensioni. Quel martedì d’ottobre cambia nuovamente il corso della storia. La crisi finanziaria che colpisce gli Stati Uniti, soprattutto la media borghesia si allarga a macchia d’olio in tutta la popolazione, creando una forte disoccupazione. Ma il mondo negli anni ‘20 è già economicamente interconnesso e quella crisi ben presto colpisce anche l’Europa. In primis le nazioni che si erano affidati all'aiuto economico degli americani dopo la prima guerra mondiale, ovvero Regno Unito, Austria e Germania, dove il ritiro dei prestiti americani fece saltare il complesso e delicato sistema delle riparazioni di guerra, trascinando nella crisi anche Francia e Italia. In tutti questi paesi si assistette a un drastico calo della produzione seguito da diminuzione dei prezzi, crolli in borsa, fallimenti e chiusura di industrie e banche, aumento di disoccupati. In Italia ormai totalmente in mano al fascismo, il sistema bancario italiano, fortemente intrecciato con l'industria, entra in crisi a causa del blocco dei crediti e del crollo dei titoli azionari. La produzione industriale crolla e l'export diminuisce drasticamente. Questo porta un calo dei salari e la conseguente riduzione del tenore di vita degli italiani che da due anni non avevano più il supporto della CGdL sciolta a seguito delle leggi fascistissime. Di fronte al collasso, il regime fascista abbandona la linea del "liberismo" precedente per adottare misure dirigiste. Negli anni successivi crea Istituto mobiliare italiano, per sostituire le banche miste nel finanziamento a lungo termine alle industrie, e l’istituto per la ricostruzione industriale, fondato per acquisire le azioni delle banche in crisi, lo Stato divenne azionista di maggioranza di gran parte dell'industria italiana, trasformando il sistema in un capitalismo di Stato. A questo si aggiunge l’intensificazione delle tariffe doganali per difendere la produzione interna e si pose la base per l'autarchia, ovvero il sogno dell’autosufficienza economica. Sebbene le misure abbiano evitato il fallimento del sistema bancario, l'economia italiana ha sofferto profondamente, con una ripresa lenta rispetto ad altri paesi, fino alla svolta verso l'economia di guerra negli anni successivi.
1929 - L’Italia e la grande depressione
27 aprile 2026 • 13:08





