Aprile 2016, a Kienthal nel cuore della Svizzera si incontrano i leader socialisti di mezza Europa. Siamo nel mezzo della prima guerra mondiale, e la Svizzera è un porto franco vista la sua neutralità.
Già a settembre del 1915 i leader socialisti si erano incontrati a Zimmerwald sempre nei dintorni di Berna. Il movimento socialista europeo era profondamente diviso. Durante i lavori si verificarono scontri verbali estenuanti e feroci accuse reciproche tra la maggioranza e i bolscevichi. Il documento uscito al termine dei lavori, che raccolse comunque anche la firma di Lenin per la condanna che esprimeva verso il “social patriottismo”, risultò particolarmente duro nel condannare la guerra e invitò la classe operaia a battersi per conseguire una pace senza indennità, fondata sul diritto dei popoli all’autodecisione. La mozione di Lenin, che intendeva “trasformare la guerra imperialista in guerra di classe” non fu tuttavia approvata. Il copione non cambiò a Kienthal. Le posizioni massimaliste si avvicinarono alle idee bolsceviche, ma il PSI e la CGdL dopo confronti e discussioni estenuanti, rilanciarono il loro motto “né aderire, né sabotare”. Le due conferenze non cambiarono le sorti della guerra, ma segnarono un punto a favore di Lenin e un ulteriore avvicinamento tra massimalisti italiani e bolscevichi nella direzione della creazione della Terza Internazionale. In seno al Partito socialista italiano e alla CGdL lo scontro proseguì per anni, con i massimalisti sempre più attratti dalla retorica idealista dei bolscevichi. Scontro che portò alla scissione di Livorno del 1921 che sancì la nascita del Partito Comunista d’Italia. Una scissione che però non intaccò la CGdL, che continuò la sua battaglia unitaria a difesa dei lavoratori.





