Alla fine dell’Ottocento, l’Europa intera sembra trattenere il fiato. È un continente attraversato da tensioni, da spinte sociali che agitano strade e periferie, da un’energia nuova che sta per cambiare per sempre la storia. L’Italia non è da meno.

La storica Michela Ponzani ci guida dentro questo passaggio epocale, raccontando un Paese lacerato tra modernità e arretratezza, tra sogni di giustizia sociale e una repressione durissima. Sono gli anni in cui «le masse irrompono prepotentemente nella vita dello Stato», mentre nelle piazze si scende per protestare contro fame, miseria, ingiustizia. È proprio allora che, a Milano, i manifestanti che chiedono pane e dignità vengono «presi a cannonate dall’esercito». Una ferita destinata a segnare profondamente la memoria collettiva.

Poi, quasi improvvisamente, il vento cambia. È il 1900: una data che la storica definisce «uno spartiacque nella storia d’Italia e d’Europa». Il giovane re Vittorio Emanuele III inaugura un nuovo corso politico. Al governo chiama Giuseppe Zanardelli, figura di spicco della sinistra storica. È una scelta che rompe gli equilibri della «politica dei notabili», quella delle decisioni prese nei salotti, lontane dai bisogni reali della popolazione. Le masse chiedono di entrare nella vita pubblica, e per la prima volta trovano un varco.

In questo scenario prende forma l’età giolittiana, la nostra belle époque, come la definisce Ponzani. Un periodo di luci e ombre, di trasformazioni profonde, di conflitti e conquiste. Giolitti immagina un’Italia più moderna, più aperta, e avvia una stagione di riforme sociali senza precedenti. Nasce così il primo congedo di maternità retribuito. Un atto di civiltà, in un Paese dove ancora esistono lavoro minorile, lavoro notturno e nessuna tutela per donne costrette a lavorare anche durante la gravidanza.

Intanto, i lavoratori si organizzano. Gli operai danno vita nel 1906 alla Confederazione Generale del Lavoro, i contadini si riuniscono nella Federterra, mentre anche il mondo cattolico si affaccia sulla scena pubblica. Dopo decenni di isolamento imposto dal non expedit di Pio IX, la linea nuova di Leone XIII permette alle forze cattoliche di diventare protagoniste. È così che, come ricorda la storica, «le masse cattoliche irrompono prepotentemente nella storia».

Attraverso immagini, parole e memorie, la clip ci restituisce il ritratto di un’Italia in movimento. Un Paese che si affaccia al Novecento tra speranze, contraddizioni e battaglie sociali. Un Paese dove, proprio in questi anni, gettano le loro radici le prime grandi organizzazioni del lavoro. Una storia collettiva che porterà, passo dopo passo, alla nascita della Cgil e alla costruzione di una nuova idea di cittadinanza, diritti e partecipazione.