Di seguito riportiamo il documento conclusivo approvato dall’Assemblea generale della Cgil, tenutasi l’1 e il 2 aprile presso la sede nazionale della Confederazione.


L’Assemblea generale della Cgil approva la relazione e le conclusioni del Segretario generale, e assume i contributi al dibattito delle compagne e dei compagni.
L’esito del referendum sulla legge Meloni-Nordio, al quale la Cgil ha convintamente contribuito, è innanzitutto una vittoria della Costituzione e della Democrazia.
Un successo alimentato da un’alta partecipazione al voto, in particolare dei giovani e delle donne, e trainato dalle aree metropolitane e dai contesti urbani di tutto il Paese, a partire dai quartieri popolari e dalle periferie, con il NO che ha prevalso nella gran parte delle regioni e in tutto il Mezzogiorno.
La sua prima ragione è il legame profondo che unisce la grande maggioranza delle cittadine e dei cittadini alla Carta costituzionale, all’equilibrio dei poteri e al modello di democrazia e di società che da essa sono previsti. Anche grazie al nostro impegno – profuso insieme alle realtà della società civile e del mondo della cultura del nostro Comitato referendario, agli altri Comitati e alle forze politiche – è stato riaffermato il principio dell’indipendenza della magistratura e dell’eguaglianza di tutti i cittadini e di tutte le cittadine di fronte alla legge.
Si è trattato di un passaggio cruciale in cui la Costituzione antifascista, nata dalla Resistenza, fondata sul Lavoro e sulla Pace, è stata difesa come bene comune e patrimonio collettivo.
Altri fattori determinanti sono stati: l’avversione alla guerra e alla posizione subalterna del governo nel contesto internazionale; la bocciatura delle sue politiche economiche e sociali; il timore di una deriva autoritaria che – se non contrastata – ci avrebbe spinti verso il modello Trump: una “democrazia del capo” che nulla ha a che fare con la nostra democrazia costituzionale.

La Cgil è stata protagonista di questa battaglia, in piena coerenza con la strategia che ci siamo dati a partire dall’ultimo congresso e dalla scelta di ricorrere – in una condizione storica straordinaria e inedita – a tutti gli strumenti democratici a disposizione: la contrattazione collettiva, le iniziative di lotta e gli scioperi generali di questi anni; il contenzioso giuridico; l’iniziativa legislativa; lo strumento referendario, agito sia sui diritti del lavoro e di cittadinanza che sui temi istituzionali; la mobilitazione per la pace iniziata nel 2022, con la Via Maestra, contro l’invasione russa e per la fine della guerra in Ucraina, e poi proseguita partecipando attivamente al movimento contro il genocidio a Gaza e contro il riarmo; il contrasto al premierato e alla legge Calderoli sull’autonomia differenziata che – anche per merito della nostra mobilitazione e della raccolta firme per sottoporla a referendum – è stata pesantemente sanzionata dalla Corte costituzionale; il contrasto: sia alla deriva securitaria e repressiva che sta mettendo in discussione il principio di rappresentanza e la libertà di manifestare democraticamente il dissenso, sia alla grave regressione politico-culturale imposta dal governo a danno della condizione delle donne (ddl stupri, recepimento direttiva transparency, azzeramento consigliere di parità), sia all’attacco al diritto di sciopero, portato avanti anche attraverso interventi della Commissione di garanzia che rischiano di alterare irrimediabilmente il contemperamento tra diritti, e che vanno respinti con azioni forti e coerenti da parte di tutta l’organizzazione.

Abbiamo confermato il nostro fermo ripudio della logica della guerra permanente e ribadito la nostra piena adesione al movimento per la pace: partecipando alla grande manifestazione “Together” promossa dalla rete “No Kings” sabato 28 marzo; aderendo alla manifestazione indetta dalla Associazione Italia-Cuba per il prossimo 11 aprile a Roma, per denunciare l’inaccettabile assedio economico, commerciale e finanziario imposto dagli USA a Cuba e le conseguenze devastanti sulla popolazione civile; condannando con forza il conflitto in Iran.
Quello scatenato dall’amministrazione Trump e dal governo Netanyahu contro l’Iran è un intervento armato irresponsabile e criminale, che viola nella maniera più clamorosa il diritto internazionale e che non può portare nulla di buono, tanto meno a chi si batte per la democrazia e contro il regime teocratico in quel martoriato paese.

La vittoria del 22 e 23 marzo ha creato le condizioni anche per riaprire una prospettiva di cambiamento sul piano politico e sociale. Una prospettiva che dobbiamo perseguire con ancor più forza e determinazione, coinvolgendo – a partire dalla Via Maestra – le associazioni, i soggetti, le attiviste e gli attivisti, le ragazze e i ragazzi, i comitati, le reti e tutte le forze che si sono mobilitate nelle diverse campagne referendarie.
Le politiche regressive dell’esecutivo si possono contrastare solo sul piano del coinvolgimento delle persone e del consenso sociale nel Paese, mettendo in campo una pratica democratica e partecipativa in tutti i luoghi di lavoro e nel territorio, e rafforzando il nostro modello di sindacato confederale, fondato sulla contrattazione, sulla rappresentanza e sulla democrazia.


Ed è ancor più urgente farlo di fronte alle pesantissime conseguenze economiche e sociali della guerra in Medioriente che, oltretutto, stanno facendo emergere tutti gli errori commessi dal governo: politiche energetiche concentrate sulle fonti fossili; la frenata alle rinnovabili e l’opposizione al Green deal europeo; l’irrealistico ritorno al nucleare; il rifiuto di qualsiasi misura strutturale per ridurre le bollette energetiche; l’assenza di politiche di contrasto alla frantumazione dei cicli produttivi (appalti) e all'utilizzo dei contratti flessibili con conseguente precarizzazione e maggiore insicurezza sul lavoro; una linea di politica economica all’insegna dell’austerità che ci priva di qualunque spazio di intervento mentre il Pil è già tornato allo “zero virgola”, il potere di acquisto è crollato, il Pnrr è prossimo alla conclusione e avanza un processo di deindustrializzazione che sarà accelerato da un’impennata duratura dei costi energetici.
In un simile contesto, l’estemporaneo decreto sulle accise si sta rivelando del tutto inefficace. A ciò si aggiungono i danni che causerà il c.d. decreto bollette con la riduzione della capacità di investimento strutturale nella transizione, il consolidamento della dipendenza da misure compensative, il rinvio della riforma del mercato elettrico e l’indebolimento della competitività del sistema.


In assenza di interventi strutturali, il rialzo dei prezzi energetici è destinato a trasferirsi molto rapidamente a tutti i settori produttivi, danneggiando famiglie e imprese.
Il pericolo più immediato è che il conto di una nuova fiammata inflattiva sia pagato, ancora una volta, prevalentemente da lavoratori e pensionati già pesantemente colpiti a causa di un’inflazione da profitti e di un drenaggio fiscale che l’esecutivo ha deciso di non restituire e di non neutralizzare.
Oltretutto, un’ulteriore crescita dei prezzi potrebbe riattivare la sequenza esiziale del recente passato: aumento dei tassi di interesse da parte della BCE (misura sbagliata e inefficace a fronte di un’inflazione da offerta e importata); impennata degli interessi sul debito pubblico; stretta al credito e aumento del costo dei mutui; conseguente contrazione dei consumi e degli investimenti; frenata generale dell’economia.


Pertanto, di fronte al rischio di un rapido e drammatico precipitare della situazione economica e sociale, riteniamo urgenti e necessari i seguenti interventi: contribuire alla fine dei conflitti bellici con tutti gli strumenti politici e diplomatici; incrementare la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili (l’unica strada per ridurre l’impatto climatico, garantire sicurezza e indipendenza energetica, diminuire strutturalmente i prezzi dell’energia, e generare una filiera industriale sulle rinnovabili che vede oggi il nostro Paese dipendere da forniture extra-UE); disaccoppiare il prezzo del gas da quello delle rinnovabili; porre un tetto ai prezzi energetici (come la Spagna); rinnovare tempestivamente tutti i CCNL pubblici e privati con l’obiettivo di un recupero pieno dell’inflazione e di un aumento del potere d’acquisto; garantire la piena perequazione delle pensioni ed estendere/rafforzare la quattordicesima; neutralizzare il drenaggio fiscale attraverso l’indicizzazione automatica dell’IRPEF all’inflazione; interrompere la corsa al riarmo e reindirizzare le risorse su politiche industriali per i settori manifatturieri e per i servizi al fine di contrastare chiusure e delocalizzazioni, rilanciare il ruolo delle aziende pubbliche e partecipate come vettore di reindustrializzazione a partire dal Mezzogiorno, difendere l’occupazione (anche attraverso ammortizzatori universali tipo Sure e il divieto di licenziamenti), realizzare la transizione energetica, ambientale e tecnologica del sistema produttivo; sospendere i vincoli del Patto di stabilità e rilanciare una strategia europea di investimenti sul modello Next generation EU (eurobond) per politiche industriali ed energetiche comuni; riformare il sistema fiscale in senso progressivo per sostenere il sistema pubblico dei servizi, a partire da sanità, istruzione, previdenza, non autosufficienza.


In definitiva, dopo aver difeso la Costituzione, il nostro compito è quello di continuare la nostra battaglia affinché sia pienamente attuata. Questo è il filo rosso che lega tutte le priorità e le vertenze che dobbiamo sviluppare nei prossimi mesi.


A tal fine, l’Assemblea generale programma un percorso di mobilitazione nei luoghi di lavoro e nei territori a partire dai seguenti appuntamenti:
• le celebrazioni/iniziative del 25 aprile, nell’anno dell’ottantesimo anniversario della Repubblica, della Costituente e del voto alle donne;
• le manifestazioni unitarie del Primo Maggio, a partire da quella nazionale a Marghera;
• il lancio e l’avvio della raccolta firme per la promozione delle nostre proposte di legge di iniziativa popolare in materia di sanità pubblica e sistema degli appalti. A questo scopo, l’Assemblea generale impegna le strutture a convocare, per il 15 maggio, l’Assemblea delle Assemblee generali di tutte le Camere del lavoro in formato aperto, pubblico, partecipato; e a organizzare, per sabato 16 maggio, una giornata straordinaria di mobilitazione e di raccolta firme in tutti i territori con l’obiettivo di rilanciare – ad ogni livello – un’azione contrattuale e una vertenzialità diffusa su tutti questi ambiti, a cominciare dal pieno sostegno ai due scioperi nazionali della sanità privata e delle farmacie per il rinnovo dei rispettivi Ccnl, che si terranno nel corso del mese di aprile;
• allo stesso scopo, l’Assemblea generale dà mandato alla Segreteria di convocare due Assemblee nazionali delle delegate e dei delegati, delle pensionate e dei pensionati sulle politiche industriali (23 aprile) e sul Mezzogiorno (21 maggio), e di organizzare analoghe iniziative nazionali sulla condizione e la rappresentanza dei Migranti e sul diritto alla Casa;
• la convocazione di una specifica Assemblea generale allargata alle delegate e ai delegati per valutare l’andamento delle trattative in corso con le associazioni datoriali su rappresentanza, salute e sicurezza, formazione, modello e perimetri contrattuali, e per definire i conseguenti indirizzi delle nostre politiche contrattuali;
• infine, è necessario continuare nel contrasto al binomio “austerità/riarmo” e nel rilancio delle nostre rivendicazioni alternative, a partire dalla definizione di una proposta di riforma fiscale da lanciare – contestualmente alla presentazione delle proposte di legge – in vista della prossima manovra di bilancio.


Sulla base dell’insieme di queste proposte, la Cgil si confronterà con Cisl e Uil, e con tutti i soggetti politici, istituzionali, dell’associazionismo e della società civile.


L’obiettivo sostanziale è sconfiggere le politiche regressive e fallimentari del governo e battersi per cambiare il modello sociale, economico e di sviluppo, attuando il progetto di democrazia e società disegnato dai padri e dalle madri costituenti.


Dobbiamo riuscire, nella nostra autonomia e con le nostre iniziative, a far irrompere queste priorità nell’agenda politica, contribuendo a una proposta politica più complessiva di cambiamento del Paese, che rimetta finalmente al centro le condizioni materiali di vita e di lavoro delle persone.

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