Una piazza partecipata, attraversata da “felicità, orgoglio e senso di comunità”, ha accompagnato l’intervento del segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, a conclusione del corteo del 25 aprile a Roma. Un discorso che ha intrecciato memoria personale, valori costituzionali e attualità politica, con un messaggio chiaro: la Resistenza non è solo passato, ma chiave per leggere il presente.
Landini ha richiamato le proprie radici familiari, ricordando l’esperienza dei genitori partigiani e il ruolo di tante famiglie italiane durante la Liberazione. “La Resistenza non è stata solo una cosa fatta da chi ha preso le armi, è stata molto di più: un vero e proprio processo di trasformazione culturale e sociale del Paese”, ha affermato, sottolineando il contributo diffuso di uomini e donne che hanno reso possibile la sconfitta del nazifascismo.
Un passaggio centrale del suo intervento ha riguardato il significato profondo della democrazia: “La democrazia e la libertà si conquistano, ma vanno mantenute e coltivate ogni giorno”. In questo senso, la Liberazione rappresenta una vittoria collettiva: “Non è stata la vittoria di una parte, ma di tutte le culture democratiche di questo Paese: comunista, socialista, cattolica, liberale”.
Nel suo intervento, Landini ha anche ricordato come la Resistenza abbia avuto una forte dimensione sociale e popolare: “Il primo atto che diede un carattere di massa alla Resistenza fu lo sciopero generale contro la guerra nel 1943”, un gesto che allora significava rischiare la vita, ma che nacque dal rifiuto della guerra e dalle condizioni insostenibili in cui vivevano le persone.
Da qui il richiamo all’attualità: “La Resistenza non vuol dire semplicemente resistere al cambiamento, ma è un processo di trasformazione sociale e culturale”, con al centro il riscatto del lavoro e la dignità delle persone. Citando Sandro Pertini, Landini ha ribadito che “la libertà senza giustizia sociale è solo la libertà di morire di fame”.
Ampio spazio è stato dedicato ai temi contemporanei, a partire dalle disuguaglianze: “La democrazia entra in crisi quando aumentano le diseguaglianze sociali e quando chi lavora è povero”. Per il leader della CGIL, la risposta passa da una “vera redistribuzione della ricchezza” e da una riforma fiscale che riequilibri il peso oggi concentrato su lavoratori dipendenti e pensionati.
Non è mancato un forte appello contro la guerra: “Oggi essere resistenti significa fare una battaglia culturale e sociale contro la guerra e contro la cultura della guerra”. In questo quadro, Landini ha indicato anche la necessità di investire su autonomia energetica e fonti rinnovabili, come elemento di sicurezza reale per il Paese.
Infine, il richiamo alla Costituzione e al ruolo del lavoro: “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, non sulla precarietà o sullo sfruttamento. Oggi dobbiamo renderlo reale, soprattutto per le nuove generazioni”.
In chiusura, un invito alla partecipazione e alla responsabilità collettiva: “La Resistenza è stata un processo dal basso. Anche oggi la democrazia vive solo se c’è partecipazione popolare nei luoghi di lavoro, nei quartieri, nelle città”. E il messaggio finale: “Non dobbiamo solo difendere la Costituzione, ma attuarla. Viva il 25 aprile, viva la democrazia, viva la Costituzione”.
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