PNRR Missione Salute. M6-C1: “Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza territoriale”.

I progetti previsti dalla Componente 1 della Missione 6 – Salute - del PNRR, delineano le condizioni per il riordino e il rafforzamento dell’assistenza sanitaria nel territorio.
Tuttavia, a pochi mesi dalla scadenza del PNRR, dal monitoraggio sullo stato di attuazione dei progetti emerge un quadro allarmante: a febbraio 2026 risulta speso solo 1/3 dei finanziamenti complessivi.
E’ quanto risulta dalla piattaforma SIRIO-CGIL che attinge ai dati ReGiS- MEF.
Particolarmente preoccupante e incerta risulta la realizzazione delle Case della Comunità e Ospedali di Comunità: strutture strategiche per l’attuazione della riforma dell’assistenza territoriale e per realizzare servizi socio-sanitari vicini alle persone: a febbraio risulta completato solo 1/10 delle strutture, con troppi progetti che procedono a rilento, con ritardi nell’esecuzione dei lavori o fermi alla progettazione.
Inoltre, a fine 2025, delle 1.715 Case della Comunità complessivamente programmate, solo per 66 strutture (3,8% del totale) sono dichiarati attivi tutti i servizi obbligatori secondo standard del DM n. 77/2022, inclusa la presenza medica e infermieristica (dati Agenas).
È evidente il rischio di non conseguire gli obiettivi strategici entro le scadenze previste.
Ma deve essere chiaro che, se non ci saranno proroghe, per la CGIL il Governo dovrà comunque garantire le necessarie soluzioni di continuità perché tutte le strutture vengano realizzare e i progetti completati.
Resta poi il nodo centrale del personale: oltre alla realizzazione delle strutture, è fondamentale dotarle del personale necessario per assicurare servizi efficienti e un’adeguata assistenza alle persone.
Per rispettare gli standard previsti dalla normativa per Case e Ospedali di Comunità, è necessario assumere almeno 36 mila unità di personale, tra infermieri, OSS, assistenti sociali, oltre ai medici (non conteggiati nei 36 mila).
Al Governo tanto attento al privato e agli ospedali di eccellenza, e molto poco a tutto il resto, occorre chiedere: quanti ricoveri impropri e accessi ai Pronto Soccorso si potrebbero evitare garantendo la presa in carico da parte di un’adeguata rete di servizi e strutture di assistenza territoriale?
Il tema dell’assistenza territoriale (Case e Ospedali di comunità, distretti, consultori, assistenza domiciliare, ecc.) è uno dei punti centrali della proposta di legge di iniziativa popolare per rafforzare il SSN.

Case della Comunità.

Per l’investimento M6-C1.01 “Case della Comunità e presa in carico della persona” risultano essere stati finanziati progetti per 1.412 strutture per un valore complessivo di 2,9 miliardi di euro. A febbraio 2026 risultano completati solo 159 strutture (pari all’11,3% del totale) e sono stati effettuati pagamenti per soli 962,4 milioni di euro: dunque, a pochi mesi dalla scadenza, è stato speso solo un terzo dei fondi disponibili (33,5%).
Sono ancora numerosi i progetti che presentano ritardi preoccupanti nell’esecuzione dei lavori o ancora fermi alla fase di progettazione e sono ancora troppo poche le opere completate e collaudate.
A distanza di 4 mesi dalla precedente rilevazione, appare ormai evidente come non ci sia quasi più tempo per recuperare i ritardi accumulati e terminare tutti i lavori per collaudare le strutture entro giugno 2026, data prevista per la scadenza definitiva. Sono dati che parlano da soli e che consegnano un quadro sconfortante.
La situazione più allarmante si fotografa in Sardegna (dove i pagamenti effettuati sono fermi al 14,0% dei finanziamenti complessivi), in Molise (19,7%), Calabria (20,7%) e Puglia (22,4%). Solo in due regioni, Liguria e Valle d’Aosta, i pagamenti effettuati hanno superato la metà dei finanziamenti.

Ospedali di Comunità.

Non meno critica risulta la situazione degli Ospedali di Comunità, le strutture sanitarie a prevalente gestione infermieristica, fondamentali per garantire le cure intermedie e la continuità assistenziale nel passaggio dall’ospedale al ritorno a casa dei pazienti.
Per l’investimento M6-C1.03 “Rafforzamento dell’assistenza sanitaria intermedia e delle sue strutture (Ospedali di Comunità)” sono stati finanziati progetti per 429 strutture, per un valore complessivo di 1,3 miliardi di euro, dei quali solo 32 risultano completati e collaudati (7,5%).
Anche per gli Ospedali di Comunità i ritardi sono pesanti: a febbraio 2026 risultano pagamenti effettuati per soli 384,5 milioni di euro, pari al 30,4% dei fondi.
Le regioni con i maggiori ritardi sono: la Sardegna (dove i pagamenti effettuati sono fermi al 9,9% dei finanziamenti complessivi), la Provincia Autonoma di Bolzano (10,3%), la Puglia (18,1%) e la Campania (18,8%). A parte la Valle d’Aosta (dove i pagamenti effettuati corrispondono alla totalità dei finanziamenti), solo in Friuli-Venezia Giulia le spese superano la metà dei fondi disponibili.

Casa come principale luogo di cura e telemedicina.

Per l’investimento M6-C1.02, sono previsti 953 progetti con finanziamenti complessivi per 6,1 miliardi di euro. A febbraio, risultano completati più di 3/4 dei progetti (76,5%), tuttavia le spese effettuate raggiungono a malapena 1/3 dei fondi disponibili (34,2%).
I maggiori ritardi si registrano in Sardegna (dove i pagamenti effettuati sono fermi al 2,7% dei finanziamenti complessivi), Veneto (15,6%), Calabria (15,8%), Emilia-Romagna (16,0%).
Solo in 4 regioni i pagamenti superano la metà dei finanziamenti: Lazio, Umbria, Toscana e provincia Autonoma di Bolzano.
Il ritardo preoccupa particolarmente in quanto la misura ha l’obiettivo di “migliorare l'assistenza delle persone affette da patologie croniche, con particolare attenzione verso gli over 65 […], aumentare il numero dei pazienti assistiti nelle proprie abitazioni incrementandolo a oltre un milione e mezzo entro il 2026” e che sommato all’altro insopportabile ritardo nell’attuazione della riforma della non autosufficienza – Legge n. 33/2023 – sembra indicare una precisa incapacità del Governo a dare le necessarie risposte a una popolazione che invecchia sempre più e con bisogni crescenti.

Personale.

Resta poi il nodo del personale. Per migliorare la qualità della vita delle persone e garantire il corretto funzionamento delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità non è sufficiente costruire le strutture, ma è fondamentale dotarle del personale necessario per assicurare servizi efficienti e un'adeguata assistenza sanitaria ai cittadini.
Il DM 77/2022 ha stabilito specifici standard di personale per queste strutture, prevedendo la presenza di medici, infermieri, operatori sociosanitari, assistenti sociali e altre figure professionali indispensabili, per rendere operative tutte le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità. Per rispettare tali standard sarebbe necessario assumere almeno 36 mila unità di personale, senza contare i medici.
Con 1.412 Case della Comunità e 429 Ospedali di Comunità finanziati, si stima la necessità di un numero compreso tra 12.887 e 19.393 infermieri, un numero variabile tra 8.776 e 13.870 operatori sociosanitari, 1.412 assistenti sociali e un numero tra 429 e 858 di altre indispensabili figure professionali.

PNRR Missione Salute (M6).

I ritardi nell’attuazione dei progetti riguardano complessivamente tutta le Missione Salute (M6). A febbraio 2026, risultano finanziati 10.358 progetti per 20,2 miliardi di euro complessivi (di cui 14,9 miliardi di euro di risorse PNRR). Sono stati spesi 7,6 miliardi di euro, pari al 37,6% dei fondi disponibili e completati il 46,1% dei progetti complessivi.

Numeri che smentiscono la propaganda del Governo.

Questi numeri certificano il pesantissimo ritardo nell’andamento della spesa e nella realizzazione delle opere indispensabili per l’attuazione della riforma dell’assistenza territoriale, nell’innovazione del parco tecnologico, nell’ammodernamento delle strutture ospedaliere, nella digitalizzazione del SSN, nell’investimento in ricerca e formazione del personale sanitario a garanzia di una sanità più sicura, equa e sostenibile, a tutela del diritto alla salute delle persone e delle comunità oltre che all’abbattimento delle liste d’attesa.
Restano solo pochi mesi ma questi sono i numeri della cronaca annunciata del fallimento di un’occasione irripetibile. Un’occasione che le persone, le comunità, il Paese non potevano permettersi di perdere ma è evidente che ormai è molto tardi.

Per rendere effettivo il diritto alla tutela della salute

occorre adeguare l’offerta di assistenza ai bisogni della popolazione. Bisogni da prendere in carico e persone titolari di diritti e non meri consumatori di prestazioni sanitarie, spesso a pagamento per chi può permettersele.
Significa investire nella prevenzione prima della cura, nella salute prima della malattia, nella presa in carico prima del consumo di prestazioni. Significa partire da un forte investimento nel territorio, soprattutto quando le risorse sono a disposizione.

È urgente:

  • fermare lo smantellamento del SSN e la privatizzazione della salute. Occorre riallineare i livelli di offerta ai bisogni delle persone;
  • difendere e rafforzare il SSN: la principale infrastruttura sociale del Paese a tutela del fondamentale diritto alla salute e fattore indispensabile per coniugare il benessere della popolazione, lo sviluppo economico e la coesione sociale.

Su questi obiettivi proseguirà la mobilitazione con ogni iniziativa utile a garantire il rispetto dell’Art. 32 della Costituzione, anche attraverso la raccolta di firme per la Proposta di Legge di iniziativa popolare per rafforzare e rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale.