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Il disegno di legge recante la “Delega al Governo per l’adozione di misure in materia di riorganizzazione e potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e revisione del modello organizzativo del Servizio Sanitario Nazionale” suscita forti preoccupazioni poiché prefigura un pericoloso percorso di destrutturazione della governance del SSN su cui non si può che esprimere un giudizio di netta contrarietà.
Preoccupa la genericità e vaghezza nei principi contenuti nella delega che attribuiscono al Governo una discrezionalità tanto ampia da risultare indefinita da esautorare, di fatto, il Parlamento della sua funzione legislativa.
Se da un lato vengono richiamati i principi di equità e continuità del percorso assistenziale, non vi è alcun esplicito riferimento ai principi fondanti di universalità, uguaglianza e globalità del SSN.
Il disegno di legge si pone l’obiettivo del potenziamento sia dell’assistenza ospedaliera che di quella territoriale ma è davvero difficile poter credere che si possano potenziare entrambi vista la clausola di neutralità finanziaria per la quale qualsiasi intervento è subordinato a tagli compensativi.
Nei fatti, si afferma la centralità dell’ospedale nelle politiche sanitarie a scapito dell’assistenza territoriale: un modello ospedalocentrico che torna ad essere dominante mentre il territorio, così come l’integrazione socio-sanitaria sono solo evocati, per non parlare della prevenzione che risulta non pervenuta. Sostanzialmente si configura il ritorno a una cultura precedente all’adozione della Legge n. 833/1978.
In particolare, con il disegno di legge si tenta di ridisegnare l’architettura ospedaliera con l’introduzione degli Ospedali di terzo livello, costituiti dai centri di eccellenza con bacini di utenza nazionali e sovranazionali, ai quali garantite specifiche risorse, oltre agli Ospedali elettivi, strutture per acuti prive di pronto soccorso: una scelta che destruttura la governance dell’assistenza ospedaliera, aumenterà la frammentazione e le diseguaglianze e drenerà risorse dal pubblico verso il privato oltre che dall’assistenza territoriale verso quella ospedaliera.
Inoltre, la costituzione degli Ospedali di terzo livello comporta il sostanziale accentramento del loro governo in capo al Ministero della Salute prefigurando la loro uscita, in tutto o in parte, dai vincoli della programmazione regionale (economica e organizzativa) oltre a sancire l’equiparazione formale alle eccellenze pubbliche di strutture private, religiose e no-profit ma anche di imprese di diritto privato a scopo di lucro.
L’introduzione degli Ospedali elettivi, la cui definizione è generica e priva di chiarezza, rischia di contribuire a destrutturare il sistema per acuti e tradursi in un disinvestimento nel servizio pubblico a esclusivo vantaggio della sanità privata, considerando che, a differenza delle strutture private, la maggioranza di quelle pubbliche dispone di pronto soccorso.
Nel disegno di legge viene dichiarato l’obiettivo di “potenziare il livello di integrazione tra l’ospedale e il territorio, anche attraverso la revisione e l’aggiornamento della disciplina in materia di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale”: un principio troppo generico che potrebbe mettere in discussione i LEA sull’integrazione socio-sanitaria. Stessa valutazione in tema di salute mentale. Forti criticità anche sul fronte della non autosufficienza, delle strutture residenziali e semiresidenziali, della cronicità e della bioetica clinica.
Con tale disegno di legge, il Governo interviene sulla riorganizzazione dell’assistenza ospedaliera e di quella territoriale, non solo senza far mai nessun esplicito riferimento al DM 70/2015 e al DM 77/2022, ma senza che sia stato fatto un monitoraggio dettagliato della concreta attuazione dei due decreti, per non parlare della completa mancanza di confronto con le organizzazioni sindacali, confederali e di categoria.
Infine, le disposizioni finanziarie (art. 3), con il principio della “neutralità finanziaria”, rivelano le vere intenzioni del disegno di legge: si sottraggono risorse al territorio per spostarle sugli ospedali; si spostano risorse dal pubblico verso il privato; le risorse destinate agli ospedali di terzo livello sono decise dal Ministero della Salute e sottratte alle regioni; l’integrazione sociosanitaria, salute mentale e cure primarie non trovano concretezza.
In conclusione, l’impianto della delega piuttosto che volto a rafforzare il Servizio Sanitario Nazionale nel rispetto dell’universalità, uguaglianza, equità e globalità a garanzia del diritto alla salute sancito dall’art. 32 della Costituzione, sostanzia una pericolosa destrutturazione della più importante infrastruttura sociale del Paese: il SSN. Riafferma un modello ospedalocentrico a scapito del territorio e della prevenzione; sottrae risorse dal territorio per spostarle verso l’ospedale; sottrae risorse dalle strutture pubbliche per destinarle a quelle private; sottrae competenze (e risorse) alle Regioni, aumenta la frammentazione dell’offerta pubblica in contrasto con la unitarietà promossa dalla legge n. 833/1978; non affronta i nodi critici che attanagliano il SSN a partire dalla mancanza di risorse e di personale.
Un disegno di legge pericoloso, sbagliato e che deve essere ritirato.
Anche per queste ragioni e per fermare il declino del SSN occorre lavorare perché la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla CGIL assieme a un’ampia rete di associazioni avente ad oggetto “Disposizioni per rendere effettivo il diritto alla salute mediante il rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale e la valorizzazione del personale” possa raccogliere il più ampio consenso possibile nell’ambito di una straordinaria campagna di partecipazione popolare.








