Nelle scorse settimane si è conclusa positivamente una importante criticità determinata da alcune iniziali scelte prodotte dall’INPS, sull’applicazione delle aliquote di rendimento per il calcolo delle pensioni nella Gestione Pubblica.
CGIL, FP, FLC e SPI avevano già denunciato congiuntamente, a fine agosto, l’errata interpretazione fornita dall’INPS, evidenziandone fin da subito gli effetti penalizzanti per le lavoratrici e i lavoratori coinvolti.  Parallelamente, l’INCA, attraverso un lavoro congiunto con il raggruppamento CEPA, nel mese di settembre 2025 aveva segnalato al Ministero del Lavoro le criticità interpretative emerse a seguito della pubblicazione del messaggio INPS n. 2491 del 25 agosto 2025, relativo all’applicazione delle nuove aliquote previste dalla legge di Bilancio 2024.
In particolare, è stato evidenziato come le indicazioni operative dell’Istituto avessero esteso impropriamente tali aliquote, a decorrere dal 1° gennaio 2025, anche ad alcune tipologie di pensione di vecchiaia quali:
pensione di vecchiaia differita, nei casi in cui la cessazione dal servizio derivi da dimissioni volontarie o dalla scadenza di un contratto a tempo determinato;
pensione di vecchiaia in cumulo, nei casi in cui la gestione pubblica non risulti essere l’ultima gestione assicurativa.
Grazie al lavoro svolto e al confronto avviato con il Ministero del Lavoro e con la Direzione Centrale INPS, il recente messaggio INPS n. 787 del 5 marzo 2026 ha chiarito definitivamente la questione: le nuove aliquote di rendimento si applicano solo alle pensioni anticipate, comprese quelle dei lavoratori precoci, e non riguardano le pensioni di vecchiaia, anche in cumulo, liquidate a seguito di cessazione per dimissioni.
Questo chiarimento rappresenta un risultato importante, perché ristabilisce la corretta applicazione della normativa e tutela concretamente i diritti di molte lavoratrici e lavoratori del pubblico impiego.

L’INPS ha inoltre previsto il riesame d’ufficio delle pensioni già liquidate con criteri non corretti, con il riconoscimento delle differenze dovute ai pensionati interessati comprensive degli interessi legali e/o della rivalutazione monetaria. Gli eventuali indebiti dovranno essere annullati e gli uffici dell’INPS dovranno procedere all’accoglimento in autotutela dei ricorsi pendenti.
Questa vicenda dimostra, ancora una volta, quanto sia centrale la nostra attività congiunta, che assume un valore ancora maggiore quando si sviluppa anche attraverso il CEPA. Le segnalazioni che arrivano dagli uffici, l’attenzione tecnica nella lettura delle norme, il lavoro quotidiano di assistenza alle persone e di verifica delle liquidazioni pensionistiche rappresentano un presidio fondamentale per garantire il rispetto dei diritti previdenziali.
In questo quadro, riteniamo necessario proseguire con determinazione l’iniziativa sul tema delle aliquote di rendimento, anche attraverso il percorso legale già avviato. I ricorsi giudiziari promossi si fondano infatti sulla presenza di rilevanti profili di possibili incostituzionalità delle disposizioni introdotte dalla legge di Bilancio 2024, che incidono in modo significativo sulla misura delle prestazioni pensionistiche.
Il tema delle pensioni assume oggi una rilevanza particolare, soprattutto per il lavoro pubblico, alla luce dei ripetuti interventi che ne hanno progressivamente ridotto le tutele. Tale rilevanza è ulteriormente rafforzata dall’ampiezza della platea coinvolta: nei prossimi anni saranno circa 700 mila le lavoratrici e i lavoratori pubblici interessati ai processi di uscita.