Strategia per la parità di genere 2026-2030

La Commissione europea ha presentato la nuova Strategia per la parità di genere per il periodo 2026-2030, un piano volto a rafforzare l’uguaglianza tra donne e uomini in tutti gli ambiti della società, dall’istruzione alla salute, dal lavoro alla partecipazione alla vita pubblica, sia nello spazio offline sia in quello digitale. La nuova strategia è stata presentata lo scorso 7 marzo in vista della Giornata internazionale della donna e mira a trasformare gli obiettivi della tabella di marcia per i diritti delle donne, approvata nel 2025 dagli Stati membri, in azioni concrete per rafforzare i diritti e le opportunità di donne e ragazze in tutta l’Unione europea. La Strategia si basa su principi e azioni chiave della Commissione in relazione ad ognuno dei principi individuati.

Principio 1: Libertà dalla violenza di genere - Il diritto alla sicurezza e alla dignità

Rafforzamento delle politiche di contrasto alla violenza di genere, con particolare attenzione ai fenomeni che si manifestano nello spazio digitale. La Commissione europea si propone di intensificare le iniziative per contrastare la violenza contro le donne, promuovere il concetto di “consenso”, arginare la violenza online contro donne e ragazze – cyberbullismo -; diffusione di immagini intime senza consenso; creazione e diffusione di deepfake e deepnude sessualmente espliciti. La Commissione prevede di avviare un dialogo normativo strutturato con le grandi piattaforme online, facendo leva sulle garanzie previste dalla normativa europea sui servizi digitali.

Parallelamente, verrà sostenuta la piena attuazione della direttiva europea sulla violenza contro le donne, nonché del piano d’azione europeo contro il cyberbullismo, presentato nel 2026.

È importante sottolineare che nella Strategia, la Commissione torna ripetutamente sul concetto di consenso e si impegna a sostenere le riforme nazionali che introducono definizioni di stupro basate sul concetto di consenso. Entro il 14 luglio 2027, gli Stati membri devono recepire la Direttiva sul contrasto alla violenza maschile sulle donne. Inoltre la Commissione aggiornerà la sua mappatura del panorama giuridico nell'UE al fine di individuare ulteriori azioni, anche legislative, per garantire che i rapporti sessuali senza consenso siano definiti come stupro in tutta l'UE e sosterrà gli Stati membri nell'attuazione dell'articolo 35 della direttiva sulla violenza contro le donne, che impone loro di rendere disponibile e distribuire materiale educativo che promuova la comprensione del fatto che il consenso deve essere dato volontariamente come risultato della libera volontà di una persona, del rispetto reciproco e del diritto all'integrità sessuale e all'autonomia fisica, anche fornendo le indicazioni necessarie.

Principio 2: Più elevati standard di salute fisica e mentale

Per la prima volta, la nuova strategia riconosce come i divari di genere abbiano ricadute sulla qualità della vita e della salute delle donne e individua l’assistenza sanitaria come un ambito strategico specifico delle politiche europee per la parità di genere. In collaborazione con  l’Organizzazione mondiale della sanità, la Commissione lancerà  un’iniziativa faro per migliorare la qualità e l’accessibilità dei servizi sanitari destinati alle donne.

Tra gli obiettivi principali figurano:

  • il miglioramento della ricerca medica sensibile alla dimensione di genere anche in chiave intersezionale e una maggiore attenzione alle differenze tra uomini e donne nella diagnosi e nei trattamenti;
  • attenzione ai temi della salute sessuale e riproduttiva – quindi anche IVG - comprese le questioni bioetiche ma nel rispetto delle decisioni degli Stati membri, previsione di una mappatura e della promozione di un migliore accesso alla prevenzione e alla contraccezione;
  • dare attuazione alla risposta della Commissione all'iniziativa dei cittadini europei: "My voice My Choice: per un aborto sicuro e legale”.

Principio 3: Parità retributiva, emancipazione economica e indipendenza

Partendo dall’importanza della Direttiva sulla Trasparenza salariale e dal sostegno alla sua attuazione da parte della Commissione anche attraverso finanziamenti, la Strategia pone attenzione alla promozione della parità di genere nell’economia e nel mercato del lavoro. Tra i punti al centro della

Strategia per la parità ci sono:

  • Implementazione direttiva transparency;
  • Colmare il divario di genere dell’accesso ai finanziamenti;
  • Intervento sul salario minimo quale strumento di lotta alla povertà e/esclusione sociale che colpisce soprattutto i genitori single;
  • Alfabetizzazione finanziaria;
  • Contrasto al divario previdenziale;
  • Lotta all’inclusione abitativa.

Parallelamente, la strategia rafforza le misure volte a ridurre il divario retributivo e pensionistico di genere, anche attraverso il sostegno agli Stati membri nell’attuazione della direttiva europea sulla trasparenza salariale.

Principio 4: Equilibrio tra vita professionale e vita privata e parità di genere

La Strategia riconosce il tema della cura come centrale del determinare le discriminazioni e i gap di genere. Evidenzia l’importanza di dare una piena attuazione alla Direttiva sull’equilibrio tra vita e lavoro la cui attuazione verrà valutata dalla Commissione entro il 2028, e alla Raccomandazione del Consiglio sugli obiettivi di Barcellona 2030 soprattutto relativamente ai livelli di assistenza e educazione all’infanzia a prezzi accessibili per liberare le famiglie (ad oggi soprattutto le donne) dai carichi di cura. Per questo la Strategia evidenzia la necessità di una maggiore partecipazione degli uomini alla cura e l’importanza di ampliare l’uso dei congedi familiari da parte dei padri anche attraverso accordi di lavoro flessibili per gli uomini.

Si propugna una corretta e adeguata valutazione del lavoro nel settore dell’assistenza e cura, settore prevalentemente femminile, caratterizzato da salari bassi, prevalenza di contratti di lavoro precari superiore rispetto ad altri settori, orari di lavoro instabili, mancanza di contrattazione collettiva e mancanza di accesso alla formazione. L’ UE ha costituito un Comitato di dialogo sociale ad hoc per il lavoro nella cura e assistenza e la Commissione esorta gli Stati membri a ratificare la Convenzione 189 dell’OIL sul lavoro dignitoso di chi lavora nell’assistenza domestica.

Principio 5: pari opportunità di lavoro e condizioni di lavoro adeguate

L'obiettivo principale dell'UE per il 2030 in materia di occupazione mira a dimezzare il divario di genere nell'occupazione.

La Commissione rafforzerà la prospettiva di genere e intersezionale nelle azioni intraprese nell'ambito del pilastro europeo dei diritti sociali, anche al fine di aumentare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. pertanto, la Strategia si prefigge di:

  • rafforzare la prospettiva di genere nel Pilastro europeo dei diritti sociali promuovere diversità e inclusione nelle pratiche di assunzione;
  • favorire la partecipazione delle donne al mercato del lavoro;
  • l’UE vuole adottare un approccio più sensibile al genere nella salute e sicurezza sul lavoro;
  • piano d’azione per le donne in ricerca, innovazione e start-up (2026).

Principio 6: istruzione e formazione di alta qualità e inclusive

Partendo dal presupposto che stereotipi e pregiudizi limitano l’accesso paritario ai percorsi formativi e di carriera, la Commissione riconosce il ruolo centrale del sistema formativo e propone:

  • azioni mirate per promuovere l’accesso alle discipline STEM per le ragazze;
  • la Commissione fornirà sostegno agli insegnanti e alle scuole nella lotta agli stereotipi di genere, sostenendo lo sviluppo e la promozione di materiale su questo tema, ad esempio attraverso la piattaforma europea per l'istruzione scolastica e i progetti Erasmus+;
  • verrà promossa l'integrazione della dimensione di genere nello sport, in particolare nell'ambito della Settimana europea dello sport, dei premi #BeActive EU Sport Awards, di Erasmus+ Sport e della visione strategica per lo sport in Europa, al fine di rafforzare il modello sportivo europeo.

Principio 7: partecipazione attiva, paritaria e sicura alla vita pubblica e politica

Partendo dal presupposto che le donne sono ancora notevolmente sottorappresentate in politica e nelle istituzioni, la Strategia punta principalmente su due aspetti:

  • promozione di una rappresentanza maggiormente equilibrata nelle istituzioni anche attraverso attività di coaching, mentoring e networking per le donne politiche, formazione per i leader politici e azioni di sensibilizzazione;
  • preoccupazione per l’aumento delle aggressioni web e non solo alle donne esposte pubblicamente quindi presentare una Raccomandazione della Commissione sulla sicurezza in politica (2026) e avviare uno studio sulle reti, le sfere e le narrazioni online che prendono di mira i giovani uomini e i ragazzi, e sui loro possibili legami con le forze antidemocratiche e i movimenti di odio.

Principio 8: meccanismi istituzionali che garantiscono la parità di genere

L'EIGE (Istituto europeo per la parità di genere) lancerà nel 2026 un servizio di assistenza per l'integrazione della dimensione di genere al fine di sostenere ulteriormente l'integrazione della dimensione di genere a livello degli Stati membri. Inoltre, la Commissione sosterrà le autorità degli Stati membri nello sviluppo di capacità e nell'elaborazione di linee guida sull'integrazione della dimensione di genere, compreso il bilancio di genere. La Commissione continuerà inoltre a sostenere l'attuazione delle Direttive relative agli organismi per la parità.

Per chi volesse approfondire direttamente il testo della Strategia potete trovarla al link https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/policies/justice-and-fundamental-rights/gender-

equality/gender-equality-strategy_it

MyVoice,MyChoice

La Campagna nasce su iniziativa di associazioni di Paesi dove l’aborto è illegale o difficilmente accessibile, Slovenia, Finlandia, Irlanda, Croazia, Polonia, ai quali si sono poi unite associazioni di altri Paesi. Obiettivo della campagna era ottenere che l'UE si adoperasse per garantire un aborto sicuro e accessibile a chiunque attraverso un meccanismo finanziario di sostegno agli Stati membri, a fornire cure abortive sicure a coloro che non ne hanno accesso.

Quindi non si chiedeva un voto per avere garanzie sull’accesso in tutta Europa a un aborto libero e sicuro, ma la messa a disposizioni di fondi. Dopo il voto favorevole del Parlamento europeo a dicembre, nelle scorse settimane il voto si è spostato in Commissione.

La Commissione, di fatto, ha deciso di non assumere una posizione netta: non ha rigettato la petizione, decisione che avrebbe aperto un vulnus sul diritto all’aborto, ma non ha stanziato un fondo ad hoc come richiesto dalla campagna. La Commissione ha stabilito che gli Stati membri possono volontariamente utilizzare i finanziamenti Ue nell'ambito del Fondo sociale europeo Plus per sostenere l'accesso all'assistenza all'aborto per le donne in situazioni di vulnerabilità. Si possono quindi finanziare le pratiche per un aborto sicuro e accessibile tramite le risorse del Fondo sociale europeo Plus (FSE+), risorse cui gli stati membri però già attingono per finanziare altre iniziative.

La ragione delle dichiarazioni positive della portavoce di MyVoice My Choice risiede nel fatto che in alcuni Paesi europei l’accesso all’IVG è complesso e questo voto di fatto lo faciliterà. Il passo in avanti che si è fatto è che la Commissione ha detto che si può finanziare un accesso all'aborto con fondi europei, e questo è un punto senza precedenti.

Per la prima volta, la Commissione ha confermato che i fondi dell'UE possono essere utilizzati per contribuire a garantire l'accesso a cure per l'aborto in sicurezza, in particolare per le donne in situazioni vulnerabili, indipendentemente da dove vivano in Europa. Si tratta di un importante passo avanti. Dimostra che l'accesso all'aborto sicuro è una questione di salute pubblica e giustizia sociale, e che l'Unione Europea ha sia la competenza che la responsabilità di agire.