1. Contesto e iter legislativo

Nel quadro della revisione di medio termine della politica di coesione 2021-2027, la Commissione europea ha adottato una proposta legislativa per consentire agli Stati membri di riprogrammare le risorse verso le nuove priorità UE: competitività, difesa e sicurezza, Clean Industrial Deal, alloggi accessibili, transizione energetica e resilienza idrica. Le modifiche hanno riguardato i Regolamenti FESR (2021/1058), JTF (2021/1056) e FSE+ (2021/1057).
L'iter si è svolto in tempi piuttosto rapidi, come racconta la Commissione:
- Aprile 2025 proposta della Commissione;
- Settembre 2025 adozione da parte di Consiglio e Parlamento con procedura d'urgenza;
- presentazione delle modifiche ai programmi da parte degli Stati membri a dicembre 2025;
- pubblicazione dei risultati a marzo 2026.

2. Contenuti principali della proposta

Le modifiche normative hanno introdotto nuove possibilità di investimento su sei assi prioritari: competitività (incluse grandi imprese in settori critici e piattaforma STEP senza tetto del 20%); difesa e dual-use (due nuovi obiettivi specifici FESR); alloggi accessibili (finanziamenti raddoppiati con nuovo strumento BEI); resilienza idrica; transizione energetica (interconnettori, decarbonizzazione, infrastrutture di ricarica); competenze tramite FSE+. È stata inoltre prevista la possibilità di trasferire nel FESR i progetti PNRR a rischio di mancato completamento entro agosto 2026. 
Le misure di semplificazione e flessibilità includono: cofinanziamento UE al 100% sulle nuove priorità, maggiore flessibilità nella concentrazione tematica, proroga di un anno della scadenza per l'ammissibilità della spesa e prefinanziamento una tantum.

3. Risultati a livello UE

Di recente la Commissione europea ha pubblicato i risultati del processo di riprogrammazione delle risorse di coesione nell’ambito della revisione intermedia in tutti gli stati membri.
In meno di dodici mesi, la revisione ha mobilitato 34,6 miliardi di euro riallocati verso le nuove priorità, coinvolgendo 25 Stati membri su 27 e 186 programmi (137 regionali e 49 nazionali).

La ripartizione per priorità vede la competitività come voce dominante (15,2 Mld €, 44%), seguita da difesa/dual-use (11,9 Mld €, 34,4%), alloggi (3,3 Mld €, 9,5%), resilienza idrica (3,1 Mld €, 9%) e sicurezza energetica (1,2 Mld €, 3,5%).
Per fondo: FESR/CF/JTF con 31,3 Mld € e FSE+ con 3,3 Mld €. 

4. Il caso italiano


L'Italia, con una dotazione complessiva di 42,18 miliardi di euro per il 2021-2027, ha riallocato 7,058 miliardi di euro (16,7% della dotazione totale), risultando il secondo Paese UE per importo assoluto dopo la Polonia. Su 48 programmi totali, 35 sono stati modificati (28 regionali, 7 nazionali).

La ripartizione italiana vede la competitività con 4.665 Mln € (66,1%), l'housing con 1.119 Mln € (15,9%), la resilienza idrica con 629 Mln € (8,9%), l'energia con 396 Mln € (5,6%) e la difesa con 248 Mln € (3,5%).

I Programmi nazionali e regionali con le maggiori riallocazioni sono:
- PN Ricerca Innovazione e Competitività - FESR (859 Mln €);
- PN Scuola e competenze (646 Mln €);
- PN Inclusione sociale (270 Mln €);
- Campania PR FESR (981 Mln €);
- Sicilia PR FESR (919 Mln €);
- Puglia PR FESR /FSE+ (679 Mln €);
- Calabria FESR /FSE+ (524 Mln €);
- Lazio PR FESR (242 Mln €). 

5. Considerazioni conclusive


Il rischio di subordinazione della coesione alle priorità di difesa.
Tra le nuove destinazioni delle risorse riprogrammate dall’Italia, emerge con forza la voce difesa/dual-use, che assorbe 248 milioni di euro. Come denunciato, questo trasferimento - avvenuto senza adeguata trasparenza nei confronti del partenariato istituzionale, economico e sociale - rappresenta una distorsione strutturale della politica di coesione: fondi nati per ridurre le disparità territoriali vengono reindirizzati verso finalità militari, sottraendoli a interventi in sanità, scuola, infrastrutture sociali e sviluppo locale. Il caso italiano è paradigmatico a livello europeo, dove la quota difesa/dual-use supera i 11,9 miliardi (34,4% del totale riprogrammato), seconda sola alla competitività. Si tratta di una tendenza che rischia di snaturare definitivamente il mandato storico della coesione - ridurre i divari regionali - trasformandola in uno strumento di finanziamento delle politiche di riarmo, tanto più preoccupante nelle regioni del Mezzogiorno, dove i bisogni sociali restano i più acuti.
Il problema dell'impegno delle risorse.
Su una dotazione FESR 2021-2027 in Europa di 215 miliardi, oltre 100 miliardi non sono ancora stati impegnati. Le cause sono strutturali: ritardi nell'avvio dei programmi (approvati solo a fine 2022), crisi successive (COVID-19, guerra in Ucraina, crisi energetica) e soprattutto la priorità data all'attuazione del PNRR/RRF, che ha saturato le capacità amministrative nazionali.
Il rischio di indebolimento della coesione territoriale.
Il budget complessivo non aumenta: le nuove priorità vengono finanziate tagliando quelle esistenti, rischiando di sottrarre risorse alla riduzione delle disparità regionali - missione storica della coesione. La moltiplicazione degli obiettivi senza una gerarchia chiara rischia di trasformare la politica di coesione in un contenitore generico, perdendo la sua identità di strumento di convergenza e solidarietà.

L'effetto leva.
Il cofinanziamento al 100% UE e la maggiorazione degli anticipi, pur incentivanti, rischiano di indebolire l'effetto moltiplicatore dei fondi europei e la responsabilizzazione delle amministrazioni nazionali.
Il rischio di concentrazione geografica.
Le priorità di difesa e competitività tendono a favorire le regioni con filiere industriali già consolidate, a scapito delle aree meno sviluppate, venendo meno al principio di equità territoriale.
La revisione intermedia rappresenta un risultato tecnico-amministrativo rilevante per la rapidità del processo e l'ampiezza della partecipazione. Tuttavia, la sfida principale resta quella di coniugare le nuove priorità strategiche europee con il mandato fondamentale della coesione: ridurre le disparità tra le regioni, garantendo che i fondi raggiungano chi ne ha maggior bisogno. Le flessibilità introdotte rimangono disponibili fino alla fine del periodo di programmazione e costituiscono un banco di prova per il prossimo ciclo 2028-2034.

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