Il 19 febbraio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto-legge recante “Ulteriori disposizioni urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e in materia di politiche di coesione” approvato dal Consiglio dei Ministri il 29 gennaio. Con l’art. 7 “Misure di semplificazione per l’attuazione della riforma in materia di disabilità” vengono introdotte modifiche e integrazioni al decreto legislativo n. 62 del 3 maggio 2024.

Riportiamo di seguito gli interventi di maggior interesse, commentati dall’Istituto con la pubblicazione dei messaggi n. 635 e 637 del 23 febbraio 2026.

Comma 1 – Estensione attività di sperimentazione

Il comma 1 estende, a decorrere dal 1 marzo 2026, le attività di sperimentazione della riforma in materia di disabilità in ulteriori 40 province: Ancona, Arezzo, Ascoli Piceno, Asti, Bergamo, Bologna, Bolzano, Brindisi, Cagliari, Caltanissetta, Campobasso, Caserta, Catania, Chieti, Como, Cosenza, Crotone, Cuneo, La Spezia, Massa Carrara, Messina, Milano, Mantova, Pavia, Piacenza, Pordenone, Potenza, Ravenna, Reggio Calabria, Rimini, Roma, Savona, Sondrio, Terni, Torino, Treviso, Udine, Venezia, Verona, Vibo Valentia.

Comma 3 a) - Modifica funzionalità commissioni INPS per la Valutazione di Base.

La composizione inizialmente prevista dalla norma era di due medici nominati dall'INPS, di un componente professionista sanitario in rappresentanza delle associazioni di categoria (ANMIC, UICI, ENS e ANFFAS) individuato in relazione alle specifiche condizioni di disabilità oggetto della valutazione e di una sola figura professionale appartenente alle aree psicologiche e sociali.

Originariamente le commissioni dovevano essere presiedute da un medico dell'INPS specializzato in medicina legale o nel caso non fosse disponibile un medico di medicina legale, l'INPS avrebbe dovuto nominare, come presidente, un medico con altra specializzazione che avesse svolto attività per almeno tre anni in organi di accertamento dell'INPS in materia assistenziale o previdenziale.

Con il decreto in oggetto il medico dell’INPS che presiede la Commissione può essere specializzato in medicina legale o in medicina del lavoro o in altre specializzazioni equipollenti o affini e nel caso in cui non sia disponibile un medico con le precedenti specializzazioni può essere nominato come presidente un medico che abbia svolto attività per almeno un anno (anziché 3) in organi di accertamento in materia assistenziale o previdenziale (non più solo dell’INPS).

Nel caso di valutazione di minori era inoltre prevista la presenza di almeno uno dei medici nominati dall’INPS che fosse in possesso di specializzazione in pediatria, in neuropsichiatria infantile o equipollenti o affini o di specializzazione nella patologia che connota la condizione di salute della persona; ora tale figura può essere assente fisicamente, ma partecipare alle unità di valutazione di base anche a distanza mediante video-collegamento.

Comma 3 b) – Avvio procedimento progetto di vita individuale

Il comma 3 b) abroga i commi 2 e 3 dell’articolo n. 15 del decreto legislativo n. 62/2024 pertanto, al termine della visita, la persona sottoposta ad accertamento non ha più la possibilità di richiedere che la commissione INPS trasmetta agli Ambiti Territoriali il certificato che attesta la condizione di disabilità e quindi dia avvio al procedimento per l’elaborazione del progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato.

L’Istituto a tal proposito, con il messaggio n. 635, comunica che detta istanza potrà essere presentata dall’interessato, per il tramite di un apposito servizio telematico che sarà messo a disposizione dall’INPS, solo successivamente al ricevimento della certificazione attestante la condizione di disabilità. Con successivi messaggi l’Istituto fornirà ulteriori indicazioni operative.

Comma 3 c) – Convenzioni tra INPS, Regioni e Province autonome

Il comma 3 c) prevede la possibilità per l’INPS di stipulare apposite convenzioni con le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano per la condivisione di banche dati e informazioni con le autonomie locali che forniscono prestazioni assistenziali o sanitarie allo scopo di agevolare l’erogazione delle prestazioni di rispettiva competenza alle persone con disabilità.

Considerazioni

Non possiamo che esprimere una forte e rinnovata preoccupazione in merito alla prossima estensione della sperimentazione della Riforma. Nei mesi scorsi abbiamo più volte evidenziato le numerose criticità emerse nei territori coinvolti, difficoltà che hanno inciso in modo particolare sulle persone più fragili, arrivando in diversi casi a compromettere l’effettiva esigibilità dei diritti.

La valutazione di base ha accentuato problemi che in alcune province già erano evidenti, e ne ha creati anche di nuovi: dal problema legato all’incremento dei costi del certificato medico introduttivo alla difficoltà di trovare un medico disposto a compilarlo; alle commissioni INPS, con la difficoltà di reperire medici di medicina legale, nonché con il problema di trovare sedi adeguate.

La CGIL ha denunciato tempestivamente tali criticità, attivandosi a tutela delle persone con disabilità e delle loro famiglie.

I territori hanno segnalato con puntualità la gravità della situazione. Emblematico è il caso della provincia di Brescia, entrata in sperimentazione il 1° gennaio 2025, che ancora oggi affronta rilevanti difficoltà, senza che si intravedano soluzioni strutturali. Il 2 dicembre, unitariamente, la CGIL Lombardia e la Camera del Lavoro di Brescia hanno promosso un presidio sotto la sede della Regione. Le Organizzazioni sindacali sono state ascoltate e, alla luce delle criticità evidenziate, la Regione ha formalmente richiesto alla Ministra Locatelli di non estendere la sperimentazione alle altre province lombarde prima di aver risolto i problemi riscontrati a Brescia. Anche tale richiesta, tuttavia, è rimasta inascoltata.

Il Governo oltre ad estendere la sperimentazione ad altre 40 province, intende risolvere il problema dello scarso numero di medici legali, sostituendoli con medici non specializzati nella materia, o con esperienze non adeguate. Una scelta che rischia di incidere negativamente sulla qualità delle valutazioni e degli accertamenti, con conseguenze dirette sulle persone più vulnerabili.

Inoltre, come già segnalato, è stata eliminata la possibilità per chi è sottoposto alla valutazione di base di richiedere direttamente all’INPS la trasmissione del certificato e la richiesta di attivazione del progetto di vita presso gli Ambiti territoriali, rinviando tale richiesta a un momento successivo. Tale modifica appare orientata a ridurre il numero delle richieste di progetto di vita, con un effetto potenzialmente disincentivante per le persone interessate. A ciò si aggiungono le ben note difficoltà dei territori nell’attuazione concreta dei progetti di vita previsti dal D.Lgs. 62/24.

Moltissimi territori non hanno ancora chiaro la portata dell'innovazione necessaria e al cambio di passo che li attende. Troppi sono i problemi che impediscono la realizzazione dei progetti di vita previsti dalla riforma, primo fra tutti la mancanza di risorse adeguate. I fondi nazionali per sostenere il cambio di prospettiva sono esigui, e si delega l’onere maggiore alle amministrazioni locali, che come ben sappiamo, sono già in sofferenza. È utile ricordare che l’integrazione sociosanitaria è spesso il punto di maggior fragilità del sistema.

Infine, riguardo al comma 3 c), non comprendiamo l’esclusione della Valle D’Aosta nella sottoscrizione delle convenzioni per le banche dati, strumenti questi utili a semplificare e a rendere più efficaci le prestazioni rivolte alle persone con disabilità.

Non va dimenticato, infine, che il decreto milleproroghe prevede di rinviare al 2027 la sperimentazione, prevista dal D.Lgs n. 29/2024, del nuovo sistema di valutazione multidimensionale riferita alle persone over70 per la definizione del Piano di Assistenza Individuale (presa in carico presso i Punti Unci di Accesso delle Case della Comunità).

Concludendo, il decreto in oggetto ha portato avanti il percorso tracciato dal D.Lgs n. 62/24, senza trovare quei necessari correttivi che la fase di sperimentazione avrebbe dovuto consentire di individuare, e senza recepire le richieste e le proposte avanzate dagli attori coinvolti.

Queste decisioni assunte unilateralmente non potranno che creare ulteriori difficoltà per le persone con disabilità e le loro famiglie, allontanandoci ancora dall’obiettivo dell’effettiva esigibilità dei diritti e penalizzando soprattutto chi si trova in condizioni di maggiore fragilità.