PHOTO
Roma, 5 marzo - "Basta con il sequestro del salario differito dei dipendenti pubblici. La Corte Costituzionale ha ribadito ancora una volta la necessità di superare una normativa che presenta evidenti criticità rispetto ai principi costituzionali. Il Governo intervenga”. Così Cgil nazionale, Flc Cgil e Fp Cgil e Spi Cgil in una nota congiunta, commentano l’ordinanza n. 25 del 2026 della Consulta, che è tornata sul tema del differimento del pagamento del TFS/TFR dei dipendenti pubblici e, al fine di consentire al legislatore di intervenire con un'appropriata disciplina, ha deciso di rinviare la trattazione delle questioni di legittimità costituzionale all'udienza del 14 gennaio 2027.
“L’ordinanza depositata oggi - spiegano Confederazione, Federazioni di categoria e Sindacato dei pensionati - conferma quanto già evidenziato nell’ultima sentenza della Corte, la n. 130 del 2023, che richiamava il legislatore alla necessità di intervenire per superare la disciplina su differimento e rateizzazione del TFS, che rischia di comprimere il diritto alla giusta retribuzione sancito dall’articolo 36 della Costituzione. La Corte - sottolineano - ha oggi ribadito la persistenza di questo problema e giudicato insufficienti e marginali gli interventi finora adottati”. In particolare, “non può essere considerata una risposta adeguata la scelta del Governo di limitarsi a ridurre da dodici a nove mesi dal 2027 per coloro che accederanno alla pensione di vecchiaia, il termine per la liquidazione del TFS”.
“La decisione della Corte - proseguono Cgil, Flc, Fp e Spi - rappresenta dunque l’ennesimo invito al Governo e al Parlamento ad intervenire realmente per superare un meccanismo ingiusto che continua a penalizzare centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori pubblici. Il problema resta infatti tutto: lo Stato continua a trattenere per anni risorse che appartengono alle lavoratrici e ai lavoratori pubblici, trasformando il trattamento di fine servizio in una sorta di prestito forzoso allo Stato. Un vero e proprio sequestro del salario differito di chi ha lavorato una vita nella pubblica amministrazione - denunciano - che, anche a causa dell’inflazione registrata negli ultimi anni e dell’assenza di meccanismi di rivalutazione, ha comportato una perdita reale di valore delle somme spettanti, arrivando a sottrarre mediamente ai lavoratori pubblici fino a circa 20 mila euro. Non è un caso che abbiamo avviato in questi anni un ampio contenzioso legale per contestare questa normativa e tutelare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici”.
“Questa vicenda - aggiungono - si inserisce inoltre in un quadro più generale di penalizzazione del lavoro pubblico. I contratti della pubblica amministrazione sono stati rinnovati con aumenti che coprono appena un terzo dell’inflazione, determinando una pesante perdita di potere d’acquisto per milioni di lavoratrici e lavoratori pubblici. Per queste ragioni - concludono Cgil, Fp Cgil, Flc Cgil e Spi Cgil - chiediamo al Governo di intervenire al più presto”.






