Roma, 10 giugno – “La Relazione annuale della Covip conferma la solidità e la crescita della previdenza complementare nel nostro Paese. L'aumento degli iscritti, delle risorse accumulate e dei contributi versati dimostra la capacità del sistema di consolidarsi e rappresentare sempre più un importante strumento di tutela previdenziale per milioni di lavoratrici e lavoratori. Allo stesso tempo, però, si evidenziano criticità che continuano a riguardare soprattutto giovani e donne, proprio le categorie che più avrebbero bisogno di costruire una protezione previdenziale aggiuntiva". Così la segretaria confederale della Cgil Lara Ghiglione commenta i dati presentati oggi dalla Commissione di vigilanza sui fondi pensione.
La dirigente sindacale sottolinea che “dal Rapporto emerge la crescente consapevolezza dell'importanza di costruire una tutela previdenziale integrativa in un contesto caratterizzato dall'invecchiamento della popolazione e dalle trasformazioni del mercato del lavoro. Contesto in cui assume un rilievo particolare il ruolo dei fondi pensione negoziali, che si confermano il principale pilastro della previdenza complementare costruita dalla contrattazione collettiva. Un risultato che dimostra la validità di un modello fondato sul ruolo delle parti sociali, sulla bilateralità e sul ccnl”.
Ghiglione evidenzia poi che “i dati Covip confermano ancora una volta che le disuguaglianze presenti nel mercato del lavoro si riflettono anche nella previdenza complementare: precarietà, bassi salari, discontinuità e divari retributivi continuano a penalizzare soprattutto giovani e donne, sia nel corso della carriera lavorativa che, poi, nel futuro previdenziale”.
Un altro aspetto richiamato nella Relazione e su cui si sofferma la segretaria confederale è il tema della portabilità, "che riguarda l'equilibrio complessivo del sistema ed è una questione sulla quale, insieme a Cisl, Uil e alle organizzazioni datoriali, abbiamo già espresso con chiarezza la nostra posizione attraverso l'Avviso Comune sottoscritto nei mesi scorsi. La previdenza complementare negoziale rappresenta infatti una specificità del modello italiano, costruita dalla contrattazione collettiva e alimentata anche dal contributo datoriale previsto dai contratti nazionali di lavoro. Per questo riteniamo necessario salvaguardarne le caratteristiche distintive ed evitare interventi che possano alterare equilibri consolidati senza produrre reali benefici per le lavoratrici e i lavoratori, se non addirittura un aumento dei costi, come si evince dai dati presentati oggi".
Infine, per Ghiglione “appare particolarmente rilevante anche il richiamo della Commissione sul tema degli investimenti: si tratta di risorse che appartengono alle lavoratrici e ai lavoratori e che, proprio per la loro finalità previdenziale, richiedono le massime tutele e protezioni. Gli eventuali investimenti nell'economia reale possono rappresentare un'opportunità, ma devono sempre essere compatibili con i principi di prudenza, sicurezza e tutela del risparmio previdenziale degli iscritti".
“La vera sfida – conclude – non è far crescere soltanto il numero degli iscritti, ma portare nella previdenza complementare chi oggi ne resta escluso: giovani, donne, lavoratrici e lavoratori precari e il Mezzogiorno. Non può esistere una buona previdenza, pubblica o complementare, senza lavoro stabile, salari adeguati e contrasto alla precarietà, perché una pensione dignitosa nasce da un lavoro dignitoso”.