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Roma, 16 gennaio – “Apprendiamo con interesse che, secondo il Ministro Salvini, per ‘rispondere’ alle delibere della Corte dei Conti la soluzione migliore sia nominare commissario straordinario la stessa persona che guida la società Stretto di Messina. Per garantire controllo e trasparenza, si concentra tutto nelle stesse mani, in pratica il controllato controlla sé stesso. Un modello di governance tanto innovativo quanto difficilmente spiegabile fuori dai comunicati stampa del Dicastero”. È quanto dichiara il segretario confederale della Cgil Gino Giove.
“Salvini insiste nel precisare che ‘i privati non c’entrano nulla’, quasi fosse una rassicurazione. Peccato – sostiene il dirigente sindacale – che il problema non sia la natura pubblica della società, ma l’assenza totale di separazione dei ruoli, la compressione dei controlli e l’uso disinvolto della figura del commissario per forzare procedure, tempi e verifiche”.
“Inoltre, – aggiunge – è opportuno ricordare che il progetto Ponte prevedeva finanziamenti privati da reperire sui mercati internazionali, senza garanzie da parte dello Stato per il 60%, per poi trasformarsi in un’opera completamente finanziata con fondi pubblici, con aumenti di costo superiori al 50% e senza aver effettuato una nuova gara, come per altro rilevato dalla Corte dei Conti”.
Per Giove “invece di continuare a sperperare risorse pubbliche e mantenere impegnati interi uffici su questo progetto sbagliato, il Ministro dovrebbe responsabilmente ritirarlo e concentrare i finanziamenti su ciò che effettivamente serve al Paese, dalle ferrovie lente e insicure di Calabria e Sicilia alle strade che crollano, dalle reti idriche colabrodo alle infrastrutture davvero utili ai cittadini. Evitando di sferrare un durissimo colpo al porto di Gioia Tauro e al sistema portuale nazionale e di mettere a rischio i 2.500 lavoratori dei traghetti”.
“Più che un commissario per ‘accelerare’, sembra un commissario accentrare e per mettere al riparo il progetto dalle critiche, comprimere il confronto pubblico e trasformare un’opera inutile e dannosa in un atto di fede. Lo ribadiamo, non è così che si spendono miliardi di denaro pubblico – conclude Giove – e non è così che si risponde alla Corte dei Conti, ai cittadini e ai lavoratori”.






