Roma, 23 giugno – “Di fronte a un milione e mezzo di famiglie in condizioni di grave disagio abitativo e oltre 350 mila nuclei in attesa da anni di una casa popolare, il voto di fiducia alla Camera sul Piano Casa del Governo certifica una risposta del tutto inadeguata e sbagliata”. Così la segretaria confederale della Cgil Daniela Barbaresi. “L'iter parlamentare – sostiene – non ha superato le criticità del Piano, e ha cristallizzato l’impianto di una normativa che non affronta l'emergenza sociale, confermando la rinuncia dello Stato nel garantire il diritto alla casa, scaricando sui grandi operatori privati e sul mercato la soluzione del disagio abitativo”.

In particolare, la dirigente sindacale spiega che “tra le misure confermate vi è la scelta di mettere in vendita una parte del patrimonio di edilizia popolare, avviando un grave piano di alienazione pubblica. Per l’edilizia integrata si continuano a parametrare i prezzi ai valori di mercato, con il rischio concreto di replicare i fallimenti delle esperienze del social housing, dove la maggior parte degli alloggi viene venduta anziché immessa nel mercato delle locazioni, senza garantire una reale sostenibilità per le famiglie. Non c’è una quota minima da destinare all’affitto, mentre continua a mancare il finanziamento dei fondi a sostegno dell’affitto e il contrasto alla morosità incolpevole”.

Inoltre, “viene confermata la scelta di introdurre Commissari Straordinari con impressionanti poteri di deroga ai piani urbanistici locali, alla programmazione e al ruolo degli Enti locali, esponendo i territori al rischio di insediamenti impattanti e privi di servizi adeguati: semplificazioni, ampie premialità e deroghe per i grandi investimenti che comportano forti rischi speculativi e impatti sulle dotazioni urbane. Senza considerare che molto spesso semplificazioni e deroghe non si sposano affatto con il rispetto della legalità”.

Resta poi il nodo delle risorse, che per la Cgil sono “assolutamente insufficienti e inadeguate al finanziamento di un Piano Casa che possa dirsi tale. Le risorse certe sono appena 970 milioni di euro spalmati in cinque anni, già stanziati dalle precedenti manovre di bilancio; le altre coperture, peraltro solamente promesse, sono solo riallocazioni di somme già destinate per la rigenerazione urbana del PNRR o sottratte al Fondo sociale per il clima o ancora al Fondo Sviluppo e Coesione”.

“Per queste ragioni – dichiara Barbaresi – la Cgil rimarca e inasprisce il proprio giudizio negativo, e ribadisce la necessità di una vera strategia nazionale che riconosca la casa come un Livello Essenziale delle Prestazioni Sociali da garantire su tutto il territorio nazionale, con un forte intervento pubblico. Il diritto alla casa – conclude – necessita di una strategia complessiva, risorse, strumenti adeguati e riforme”.