Roma, 6 febbraio - “La direttiva europea 2023/970 sulla parità retributiva rappresentava un passaggio normativo fondamentale. Tuttavia, la sua trasposizione nell’ordinamento italiano, così come emerge dalla bozza di decreto legislativo approvata ieri dal Consiglio dei ministri, non conferma in tutte le sue parti l’impianto innovativo annunciato dal Governo nel percorso di attuazione della Carta sociale europea e risulta peggiorativa rispetto alla prima bozza successiva all'incontro con le parti economiche e sociali il 2 febbraio”. Lo affermano, in una nota, le segreterie confederali della Cgil Francesca Re David e Lara Ghiglione.

Per le dirigenti sindacali, “il decreto riduce l’ambito di applicazione della direttiva, escludendo apprendistato, lavoro domestico, collaborazioni continuative e non esplicita le diverse forme di lavoro subordinato. Non include il lavoro autonomo quando regolato dalla contrattazione collettiva”.

“Gravi” criticità, secondo Re David e Ghiglione, riguardano anche il “ruolo della contrattazione cosiddetta qualificata”. “In diversi passaggi chiave del testo, infatti - sottolineano - essa viene chiamata in causa solo in assenza di un contratto collettivo applicato dal datore di lavoro, apparentemente del tutto sganciato da criteri di maggiore rappresentatività dei soggetti firmatari. Il rimando alla contrattazione collettiva avrebbe dovuto riferirsi sempre a quella agita dai soggetti comparativamente più rappresentativi e non al generico contratto collettivo applicato in azienda che rischia di favorire contratti in dumping e peggiorare le condizioni di lavoro”.

“Arretramenti evidenti - aggiungono Re David e Ghiglione - si registrano anche sulle tempistiche relative al monitoraggio del divario retributivo: l’obbligo annuale di comunicazione è ora limitato alle imprese con almeno 250 addetti, mentre per quelle tra 100 e 249 addetti è previsto solo ogni tre anni, soglie considerate troppo elevate per il contesto produttivo italiano”.

“La nostra azione di richiesta di rafforzamento proseguirà nel percorso di trasposizione, con il passaggio parlamentare sull'esame del decreto per la resa dei pareri, e attraverso la contrattazione collettiva sia nella dimensione nazionale che nei luoghi di lavoro dove si giocherà la sfida per il superamento del divario salariale di genere”, concludono Re David e Ghiglione.